Assalto al postamat di Bitti, scarcerato l’imprenditore Diego Orunesu

Il tribunale del riesame ha disposto i domiciliari per il 60enne accusato di favoreggiamento e possesso di fucile

tribunale

Lascia il carcere e torna ai domiciliari Diego Orunesu, l’imprenditore di 60 anni coinvolto nell’inchiesta sull’assalto al postamat avvenuto a Bitti il 2 settembre scorso. La decisione è stata presa dal tribunale del riesame, che martedì ha disposto l’immediata scarcerazione dell’uomo.

Orunesu era stato arrestato insieme agli altri indagati accusati di aver partecipato al colpo che aveva fruttato oltre 80mila euro. Difeso dall’avvocato Sebastiano Tola, il 60enne bittese deve rispondere delle accuse di possesso di fucile e favoreggiamento.

Secondo l’ipotesi investigativa, l’imprenditore avrebbe fornito un trattore utilizzato dai presunti autori materiali dell’assalto durante la fuga successiva al colpo. Gli inquirenti ritengono infatti che i due principali indagati abbiano avuto difficoltà nel piano di fuga inizialmente organizzato con un camion.

Gli investigatori sostengono che Salvatore Saba e Andrea Secchi avrebbero utilizzato il mezzo agricolo di Orunesu per allontanarsi dopo l’assalto al postamat. Entrambi restano attualmente detenuti in carcere in attesa di giudizio.

L’imprenditore ha però sempre respinto ogni addebito, sostenendo di non essere a conoscenza dell’utilizzo del proprio trattore da parte degli indagati. La difesa ha ribadito più volte l’estraneità di Orunesu rispetto alla pianificazione del colpo e alle fasi successive alla fuga.

Nell’inchiesta compare anche un terzo indagato, Marco Ricciu, coinvolto nel procedimento avviato dopo l’assalto avvenuto nel centro barbaricino.

La vicenda continua dunque a svilupparsi sul piano giudiziario, mentre gli accertamenti degli investigatori proseguono per chiarire ruoli e responsabilità dei soggetti coinvolti nell’assalto al postamat di Bitti, uno dei colpi più rilevanti registrati negli ultimi mesi nel Nuorese.

Il provvedimento del tribunale del riesame modifica quindi la misura cautelare nei confronti dell’imprenditore, che continuerà a seguire il procedimento dalla propria abitazione in regime di arresti domiciliari.

Redazione

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