I due ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia coinvolti nell’attentato incendiario a Lula hanno lasciato la Sardegna. Proseguono le indagini dei carabinieri per individuare responsabili e possibile movente dell’episodio.
Lasciata Lula dopo l’attacco alle auto
Carlo Giunchi e sua moglie, ricercatori dell’Ingv, hanno lasciato la Sardegna a pochi giorni dall’attentato incendiario che ha distrutto le loro automobili a Lula.
La coppia si trovava nel paese barbaricino da circa dieci giorni, dopo aver preso in affitto un’abitazione e iniziato a vivere il rapporto con la comunità locale. I due studiosi erano stati accolti positivamente dagli abitanti e avevano partecipato anche a momenti di socialità del territorio, raccontando il loro lavoro e il progetto legato all’Einstein Telescope, l’infrastruttura scientifica dedicata allo studio delle onde gravitazionali.
Poi, nella notte di sabato, l’episodio che ha cambiato il clima intorno alla loro permanenza in Sardegna: le auto dei due ricercatori sono state incendiate in un atto che gli investigatori stanno trattando come un possibile attentato.
Indagini senza una pista definita
A distanza di giorni dall’accaduto, non è ancora stato chiarito il motivo dell’azione né chi possa averla organizzata.
Gli inquirenti stanno analizzando ogni possibile elemento, partendo innanzitutto dalle dichiarazioni delle vittime e dal contesto in cui si è verificato l’episodio.
Le indagini sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Bitti e dal Nucleo Investigativo di Nuoro, impegnati nella raccolta di informazioni, nell’analisi di eventuali tracce lasciate sul luogo dell’incendio e nella ricerca di immagini provenienti dalle telecamere presenti nella zona.
Uno degli aspetti più complessi riguarda proprio il possibile movente: gli investigatori stanno valutando sia eventuali contrasti personali sia collegamenti con il ruolo professionale dei due ricercatori.
L’ombra del caso Sos Enattos
Tra le ipotesi prese in considerazione dagli investigatori c’è anche quella di un possibile collegamento con precedenti episodi di ostilità nei confronti del progetto Einstein Telescope.
Le fiamme che hanno distrutto le automobili dei ricercatori hanno infatti riportato alla memoria quanto accaduto circa tre anni fa nell’area di Sos Enattos, sempre nel territorio del Nuorese, dove era stato trovato un ordigno poi rimasto inesploso.
In quel caso era stata valutata anche una possibile matrice terroristica. Per questo motivo gli investigatori stanno verificando se esista un filo comune tra i diversi episodi o se si tratti invece di eventi distinti.
L’obiettivo degli inquirenti è ricostruire una possibile sequenza di atti ostili legati al mondo dell’Einstein Telescope e comprendere se dietro l’attacco ci sia una motivazione specifica.
Il progetto scientifico al centro dell’attenzione
L’Einstein Telescope è uno dei progetti scientifici più importanti a livello internazionale per lo studio delle onde gravitazionali. La Sardegna, e in particolare l’area della miniera dismessa di Sos Enattos a Lula, è candidata a ospitare questa grande infrastruttura di ricerca grazie alle caratteristiche geologiche del sito.
Il progetto coinvolge una vasta comunità scientifica e rappresenta una potenziale opportunità di sviluppo per il territorio, ma negli ultimi anni è stato anche al centro di discussioni e opposizioni.
Gli investigatori stanno ora cercando di capire se l’attentato contro i due ricercatori possa essere collegato direttamente al progetto oppure se abbia origini differenti.
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