Sassari, morte di Davide Calvia: Giovannino Pinna rinviato a giudizio per omicidio

Il processo inizierà il 13 ottobre in Corte d’Assise: restano molti dubbi sulla vicenda avvenuta nel 2023

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Sarà il processo davanti alla Corte d’Assise a fare luce sulla morte di Davide Calvia, il 35enne trovato senza vita nel 2023 dopo il misterioso naufragio di un semicabinato partito da Porto Torres. Il gup Sergio De Luca ha disposto il rinvio a giudizio di Giovannino Pinna, 38 anni, accusato di omicidio volontario, naufragio colposo e furto. La prima udienza è stata fissata per il 13 ottobre.

Secondo la ricostruzione della Procura, coordinata dal procuratore Armando Mammone, i due uomini avrebbero sottratto il natante dal porto turritano il 12 aprile di tre anni fa. Alcune ore dopo sarebbe stato lo stesso Pinna a contattare la Capitaneria di Porto segnalando l’ingresso di acqua a bordo. Nella sua versione, l’imbarcazione sarebbe affondata e i due cugini si sarebbero gettati in mare, fino alla scomparsa di Calvia tra le onde dopo un ultimo abbraccio.

Il giorno successivo Giovannino Pinna era stato soccorso davanti alla spiaggia di Porchile, nel territorio di Sorso, mentre il corpo di Davide Calvia era riaffiorato dieci giorni più tardi nelle acque di Lu Bagnu, a Castelsardo.

Le indagini hanno però evidenziato numerosi elementi ritenuti incompatibili con il racconto dell’indagato. L’autopsia avrebbe escluso la morte per annegamento, attribuendo il decesso a gravi traumi alla testa e al torace. Dubbi sono emersi anche sulle coordinate indicate durante la richiesta di soccorso e sulla dinamica dell’affondamento del natante, che secondo l’accusa sarebbe stato provocato volontariamente.

Nel fascicolo compaiono inoltre alcuni audio, diffusi recentemente anche in televisione, nei quali l’imputato avrebbe pronunciato frasi compromettenti parlando da solo in auto. Gli investigatori stanno valutando anche una possibile pista passionale legata a presunti rapporti tra la vittima e la compagna di Pinna.

Durante l’udienza preliminare il giudice ha ammesso la perizia autoptica ma non quella ingegneristica sulla barca. I familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Marco Palmieri e Cinzia Cossu, chiedono da anni verità e giustizia per Davide Calvia.

Redazione

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