La creazione della holding unica degli aeroporti sardi finisce sotto la lente degli organi di controllo. Il progetto, che prevedeva l’ingresso della Regione con una quota del 9,25% attraverso un investimento da 30 milioni di euro, è ora rallentato dopo l’indagine della Corte dei Conti e le verifiche avviate dai carabinieri.
L’operazione nasceva dall’accordo tra F2i Ligantia e la Camera di commercio di Cagliari-Oristano, con l’obiettivo di unire gli interessi dei principali scali dell’isola all’interno di una struttura societaria comune.
Il nodo delle valutazioni degli aeroporti
Uno degli aspetti più discussi riguarda il metodo utilizzato per determinare le quote societarie della futura holding. Secondo la ricostruzione dell’operazione, la suddivisione sarebbe stata effettuata sulla base delle precedenti valutazioni economiche degli aeroporti.
Quando la Giunta Todde, nel marzo 2026, ha ufficializzato la firma dell’accordo preliminare, il cosiddetto Term sheet, la Regione sarebbe entrata in una fase già impostata dagli altri soggetti coinvolti.
F2i e Camera di commercio avevano infatti già definito dal 2023 il conferimento delle rispettive partecipazioni attraverso un’operazione in natura, con scambio di azioni. La Regione, invece, sarebbe stata l’unico soggetto chiamato a versare denaro per ottenere la propria quota.
Il 9,25% sottoscritto dalla Regione sarebbe stato calcolato utilizzando valutazioni degli scali commissionate negli anni precedenti dall’ente camerale.
Le perplessità dell’advisor
La Regione aveva affidato allo Studio Lca di Milano una consulenza da 170 mila euro per analizzare gli aspetti dell’operazione. Nella relazione gli esperti avrebbero evidenziato alcune criticità sui criteri utilizzati per stimare il valore degli aeroporti.
Secondo quanto riportato nel documento, in assenza di una componente patrimoniale considerata oggettiva e verificabile, la valutazione complessiva risulterebbe basata su una serie di ipotesi che potrebbero generare risultati differenti a seconda dei parametri scelti.
La questione riguarda quindi la solidità dei valori attribuiti agli scali e la loro capacità di rappresentare effettivamente il peso economico delle società aeroportuali.
Olbia lo scalo con il valore più alto
Dalle relazioni allegate emerge una differenza significativa tra i tre principali aeroporti sardi.
Lo scalo di Olbia, gestito da Geasar, sarebbe stato valutato 351,9 milioni di euro, risultando il principale patrimonio economico tra gli aeroporti dell’isola. Il valore attribuito sarebbe circa due volte e mezzo superiore rispetto a quello dello scalo di Cagliari, stimato in 138,6 milioni.
Più distante Alghero: la Sogeaal sarebbe stata valutata 32,7 milioni di euro.
Queste differenze hanno assunto un ruolo centrale nella discussione sull’assetto della futura holding e sulla distribuzione delle quote societarie.
I rilievi della Corte dei Conti
Il capitolo delle valutazioni potrebbe essere collegato anche ai dubbi sollevati dalla magistratura contabile. Durante la requisitoria sulla parifica del bilancio regionale, la procuratrice della Corte dei Conti Valeria Motzo aveva richiamato la presenza di “aspetti poco chiari” nell’operazione.
Successivamente sono state avviate verifiche e la Guardia di finanza ha acquisito documentazione negli uffici regionali relativa al progetto di fusione.
Il percorso verso la gestione unica degli aeroporti sardi resta quindi sospeso in attesa degli approfondimenti. Al centro del confronto ci sono la sostenibilità economica dell’operazione, il metodo utilizzato per stabilire il valore degli scali e il ruolo della Regione nella nuova struttura societaria.
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