Il 2026 si apre come un anno critico per la sanità territoriale in Sardegna, con una situazione definita da più parti come un vero “annus horribilis” per le cure primarie. Da Cagliari a Sassari, passando per i centri medi e le aree interne come Gavoi, Bitti, Lula, Onanì, sono numerosi i medici di famiglia che stanno andando in pensione, lasciando scoperte vaste porzioni del territorio.
Il fenomeno, che coinvolge decine di professionisti, mette sotto pressione un sistema già provato da anni di difficoltà strutturali, carenze di personale e scarsa attrattività per i nuovi medici. A farne le spese sono soprattutto i comuni delle zone disagiate e rurali, dove l’assenza di alternative e la distanza dai principali presidi sanitari acuiscono il disagio dei cittadini, in particolare anziani e pazienti cronici.
Per far fronte alla carenza, la Regione ha attivato gli ASCOT (Ambulatori straordinari di comunità territoriale), destinati a fornire un primo livello di assistenza nei territori scoperti. Ma la FIMMG, il principale sindacato dei medici di medicina generale, lancia l’allarme: «Gli Ascot vanno modificati e potenziati, non possono essere la soluzione strutturale al problema», ha dichiarato il sindacato, chiedendo alla Regione Sardegna di convocare urgentemente il tavolo per gli incentivi rivolti a chi sceglie di lavorare nelle aree svantaggiate.
La richiesta è chiara: servono misure concrete e immediatamente operative per rendere più attrattivo l’esercizio della professione in Sardegna, soprattutto nei territori più periferici, dove la figura del medico di base rappresenta l’unico presidio sanitario stabile.
Nel frattempo, prosegue il rinnovamento ai vertici delle aziende sanitarie locali: in Ogliastra si è insediato il nuovo direttore generale, il geriatra campano Andrea Fabbo, chiamato a guidare una delle aree più delicate dell’Isola dal punto di vista dell’assistenza territoriale. Un incarico che si inserisce nel più ampio riassetto gestionale della sanità sarda, in un momento in cui il bisogno di coordinamento e soluzioni efficaci è più urgente che mai.
Il rischio, secondo gli operatori del settore, è il collasso del sistema di cure primarie, che dovrebbe invece rappresentare il primo livello di prevenzione, presa in carico e continuità assistenziale. La carenza di medici di famiglia, se non affrontata in modo strutturale, rischia di trasformarsi in un’emergenza sanitaria cronica, con pesanti ripercussioni sulla salute pubblica e sulla coesione sociale nei territori più fragili dell’Isola.
Seguici su
Aggiungi sardegnatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.