Sardegna indietro sull’IA: rischio isolamento nella rivoluzione digitale

Allarme competenze nel settore tecnologico: senza formazione e investimenti l’Isola rischia di perdere crescita e occupazione

lavoro

La Sardegna rischia di rimanere ai margini della rivoluzione digitale globale, con gravi conseguenze economiche e sociali. A lanciare l’allarme è un recente report della società di recruiting Hays Italia, che evidenzia la carenza di professionisti specializzati nell’ambito dell’intelligenza artificiale (IA). Un divario che, se non colmato, potrebbe condannare l’Isola a una pericolosa stagnazione tecnologica, mentre il resto del mondo avanza verso l’automazione e l’innovazione.

Il 42% delle imprese italiane ha già integrato l’IA nei propri processi operativi, ma la Sardegna appare ancora impreparata ad affrontare questa trasformazione. La mancanza di competenze specifiche, infrastrutture digitali adeguate e percorsi formativi mirati potrebbe portare alla perdita di competitività, posti di lavoro e opportunità di sviluppo.

Questo scenario contrasta con i dati apparentemente positivi sull’occupazione regionale, con oltre 68.000 contratti stimati tra maggio e luglio, secondo le rilevazioni ufficiali. Tuttavia, una parte significativa di queste offerte è legata a contratti precari, poco stabili e scollegati dalle nuove esigenze del mercato del lavoro tecnologico.

Il rischio è chiaro: restare passivi mentre la digitalizzazione ridefinisce industrie, servizi e mestieri. Le conseguenze potrebbero essere pesanti soprattutto per le giovani generazioni, costrette a emigrare o a confrontarsi con un contesto professionale statico e non competitivo. La carenza di una strategia regionale sull’IA potrebbe rivelarsi un “disastro epocale” per il futuro produttivo della Sardegna.

L’Isola necessita di un piano concreto per la digitalizzazione, con incentivi alla formazione tecnica, investimenti in startup tecnologiche, infrastrutture digitali moderne e collaborazione tra imprese, università e istituzioni. Solo così potrà colmare il divario con il resto del Paese e posizionarsi in modo competitivo nell’economia digitale.

Redazione

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