La siccità che sta colpendo la Sardegna, in particolare le regioni della Baronia e della bassa Gallura, ha spinto l’ordine regionale dei geologi a proporre una soluzione alternativa: l’uso delle acque sotterranee. Gli esperti criticano la pianificazione idrica attuale che si basa quasi esclusivamente sui bacini artificiali, sostenendo che questa strategia espone la regione a gravi carenze idriche durante le stagioni secche.
Secondo l’ordine regionale dei geologi, le acque sotterranee rappresentano una risorsa fondamentale che finora è stata trascurata. In un contesto di irregolarità delle precipitazioni e frequenti periodi di siccità, queste riserve idriche potrebbero garantire un approvvigionamento continuo e sostenibile.
Gli esperti chiedono di poter partecipare al tavolo strategico avviato dalla presidente della Regione, Alessandra Todde, per contribuire con proposte concrete. “Integrare le acque sotterranee con le riserve superficiali offre un’opportunità unica per garantire un approvvigionamento idrico continuo e sostenibile nel tempo,” affermano i geologi. Tuttavia, lamentano che il sistema attuale si basa quasi esclusivamente sugli invasi artificiali, impedendo lo sviluppo di studi strategici sulle potenzialità delle risorse idriche sotterranee.
I geologi esprimono riserve anche sull’uso dei dissalatori, considerati una soluzione improvvisata e poco sostenibile. “I dissalatori, gli emungimenti e l’uso senza controllo di pozzi o sorgenti, senza un’adeguata valutazione tecnica, possono esporre le comunità a minacce superiori ai benefici attesi,” sostengono. Tra i rischi citati vi sono l’avanzata del cuneo salino negli acquiferi costieri e la gestione onerosa delle salamoie prodotte dai dissalatori.
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