Il caso della morte di Manuela Murgia, la 16enne trovata senza vita nel canyon della necropoli di Tuvixeddu a Cagliari nel 1995, sta per entrare in una fase cruciale con l’incidente probatorio fissato per il 29 gennaio. Dopo essere stato inizialmente archiviato come suicidio, il caso è stato riaperto con l’ipotesi di omicidio, con Enrico Astero, allora fidanzato della ragazza, unico indagato.
Il gip di Cagliari, Giorgio Altieri, ha stabilito questa data dopo che il 27 novembre scorso gli specialisti del Ris di Cagliari avevano chiesto una proroga per completare le indagini sui vestiti della vittima. Gli esperti stanno esaminando più di 40 tracce biologiche trovate sugli indumenti di Manuela, tra cui tracce su slip e reggiseno, che dovranno essere confrontate con il DNA di Astero e dei familiari della ragazza. Un elemento che ha attirato particolare attenzione è il ritrovamento di un capello che non appartiene all’indagato, secondo le analisi degli esperti, tra cui l’ex generale del Ris Luciano Garofano, consulente per la difesa di Astero, e il genetista Emiliano Giardina, consulente della parte civile.
Le relazioni conclusive di Garofano e Giardina sono già state presentate al gip, e si aspettano anche le conclusioni del Ris prima dell’incidente probatorio. Durante questa fase, le prove saranno esaminate e cristallizzate, con l’obiettivo di arrivare a una comprensione definitiva della vicenda. La famiglia di Manuela Murgia, rappresentata dagli avvocati Bachisio Mele, Giulia Lai e Maria Filomena Marras, attende ora la verità sul caso, che ha segnato la città di Cagliari per tanti anni.
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