Il settore dell’edilizia in Sardegna sta assistendo a un crescente numero di lavoratori stranieri, principalmente provenienti dall’Africa, ma anche da Pakistan e Afghanistan. Per lo più under 40, questi lavoratori sono spesso impegnati con contratti di lavoro precari e bassi inquadramenti contrattuali. Sono già circa 3.500 i lavoratori stranieri censiti dalle Casse edili in Sardegna, e per loro cresce la domanda di rappresentanza sindacale e tutela dei diritti, che spesso risultano poco conosciuti o addirittura ignorati, anche a causa delle barriere linguistiche.
Nasce da questa esigenza il Coordinamento territoriale di migranti dei lavoratori in edilizia della Fillea Cgil, istituito a Cagliari. Si tratta di un’iniziativa fondamentale per dare voce alle istanze dei lavoratori migranti, con l’obiettivo di tradurre le loro richieste in rivendicazioni sindacali. La creazione di questo Coordinamento è il primo passo verso una rete che raccoglierà le problematiche di tutti i cantieri della Sardegna, per poi portarle all’attenzione delle istituzioni competenti.
L’aumento della manodopera straniera nel settore edile è una risposta alla crescente difficoltà delle imprese nel reperire manodopera locale. Secondo i dati, nel 2025, su un totale di 15.860 assunzioni previste nel settore edilizio, oltre il 65% delle aziende ha dichiarato difficoltà nel reperire lavoratori, con il 40% che ha lamentato l’assenza di candidati. Anche per questo, il numero di contratti a termine è cresciuto significativamente, portando a un incremento della precarietà. In particolare, gli stranieri, soprattutto i giovani, sono più vulnerabili a questa condizione.
Le segretarie della Fillea Cgil Sardegna e Cagliari, Erika Collu e Jessica Spiga, hanno spiegato che il Coordinamento è uno spazio di confronto e partecipazione, ma anche un punto di riferimento per far conoscere i diritti contrattuali, inclusi quelli salariali e quelli legati alla salute e sicurezza sul lavoro. Tra le richieste emerse durante la prima riunione, i lavoratori migranti hanno chiesto informazioni riguardo ai diritti sul posto di lavoro e hanno manifestato la necessità di un bilanciamento tra religione e lavoro, oltre alla gestione dei permessi per tornare nei loro paesi d’origine. Un altro nodo critico riguarda il riconoscimento delle qualifiche professionali e la conoscenza della lingua italiana, fondamentale per garantire la sicurezza sul lavoro e per prevenire rischi durante l’esecuzione delle attività.
L’appello della Fillea Cgil Sardegna si rivolge anche alle imprese e agli enti bilaterali di settore, affinché siano messe in campo azioni di formazione obbligatoria per i lavoratori, come stabilito dalla contrattazione nazionale. Una delle proposte è quella di organizzare corsi di lingua per colmare il gap linguistico e permettere ai lavoratori migranti di comprendere meglio i propri diritti e i rischi legati al loro lavoro. Secondo il sindacato, il contratto collettivo prevede premialità per le imprese che utilizzano la formazione qualificante del sistema bilaterale edile, il che rende necessario un impegno concreto per migliorare la formazione e la certificazione delle competenze.
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