Infermiera aggredita al Brotzu, cresce l’allarme sicurezza in Pronto Soccorso

Colpita al volto da una paziente, ha riportato lesioni con prognosi. Denunce sul caos e la carenza di controlli nella struttura emergenziale più grande della Sardegna

ospedale

Ancora un’aggressione nel Pronto Soccorso dell’ospedale Brotzu di Cagliari, e questa volta con conseguenze gravi. Il 3 giugno, un’infermiera è stata colpita violentemente in pieno viso da una paziente, presumibilmente con la complicità dell’accompagnatore. Il pugno, sferrato con tale forza da causare lesioni significative, ha richiesto cure mediche immediate e una prognosi clinica, suscitando indignazione e preoccupazione tra colleghi e operatori sanitari.

La struttura, la più grande della Sardegna in ambito emergenziale, si trova nuovamente sotto accusa. Gli episodi di violenza contro il personale si susseguono con frequenza sempre maggiore, segno di un contesto che ha ormai superato i limiti di sostenibilità operativa e di sicurezza.

Secondo testimonianze interne, il Brotzu presenta gravi criticità strutturali e organizzative. La sala d’attesa è costantemente sovraffollata, ma a garantire la sicurezza c’è soltanto una singola guardia giurata, del tutto inadeguata a gestire situazioni di tensione o emergenza. Le aree mediche, comprese le medicherie, risultano facilmente accessibili a chiunque, senza filtri, varchi di sicurezza o sistemi di controllo degli ingressi.

L’intero accesso al Pronto Soccorso avviene in modo incontrollato: chiunque può entrare dall’ingresso principale della sala d’attesa, aggravando il rischio per il personale sanitario e per gli stessi pazienti. In un contesto già segnato da carichi di lavoro insostenibili, attese prolungate e pressioni psicologiche elevate, la mancanza di adeguate misure di protezione rende il lavoro degli operatori sempre più pericoloso.

L’episodio del 3 giugno è solo l’ultimo di una lunga sequenza di aggressioni, che negli ultimi mesi hanno evidenziato l’urgenza di un intervento strutturale e normativo. I sindacati e le associazioni di categoria chiedono da tempo l’installazione di sistemi di videosorveglianza, l’aumento del personale di vigilanza e l’introduzione di protocolli di sicurezza per tutelare medici e infermieri in prima linea.

Il silenzio istituzionale e l’assenza di provvedimenti concreti continuano a generare frustrazione e paura tra gli operatori sanitari, che si ritrovano a dover fronteggiare non solo l’emergenza sanitaria, ma anche una vera e propria emergenza di sicurezza.

Redazione

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