In Sardegna scoppia la polemica a causa della presenza di una nave, la MSC Vega, ferma nel porto di Cagliari da alcuni giorni. Secondo Cgil e Sinistra Italiana, la nave potrebbe trasportare container con materiale bellico destinato a Israele. Le due organizzazioni hanno sollevato preoccupazioni riguardo alla possibile presenza di acciaio dual use, che potrebbe essere impiegato nella produzione di articoli bellici, inclusi pezzi di artiglieria utilizzati dall’esercito israeliano. Se questa ipotesi venisse confermata, entrambe le formazioni politiche chiedono fermamente che la nave venga bloccata.
La Cgil della Sardegna ha espresso piena solidarietà alla richiesta della rete BDS (Boycott, Divestment, Sanctions), che chiede alle autorità competenti di verificare con urgenza la nave MSC Vega. Il segretario generale della Cgil sarda, Fausto Durante, ha sottolineato che, attraverso i contatti internazionali, sono emerse voci secondo cui la nave potrebbe contenere materiale utilizzato nella produzione di munizioni. Se venisse accertato che la nave sta trasportando materiali destinati a Israele, la Cgil ha chiesto che venga impedita la sua partenza, appellandosi all’Autorità di Sistema del Mare di Sardegna, all’Ufficio delle Dogane e alla Capitaneria di Porto di Cagliari affinché possano effettuare tutte le verifiche necessarie.
Sinistra Italiana Sardegna (Avs) ha fatto eco a queste preoccupazioni, sottolineando che se venisse confermato il transito di armi dirette verso un Paese in conflitto, si tratterebbe di una violazione della legge 185 del 1995, che proibisce l’esportazione di materiali bellici verso Paesi coinvolti in conflitti armati o con governi che violano i diritti umani. Eugenio Lai, segretario regionale di Sinistra Italiana, ha denunciato l’ipotetica violazione e definito inaccettabile il passaggio di armi attraverso i porti sardi, considerandolo un atto che contribuisce a “foraggiare il genocidio Gazawi”. Jacopo Arrais, responsabile sicurezza di Sinistra Italiana Sardegna, ha esortato le autorità a procedere con un’ispezione accurata e, se necessario, a sequestrare i carichi sospetti.
D’altro canto, Salvatore Deidda, deputato di Fratelli d’Italia, ha fortemente criticato le richieste di bloccare i container sospetti. In un intervento alla Camera, Deidda ha messo in evidenza i rischi economici derivanti dalla blocco indiscriminato del traffico marittimo. Secondo l’esponente di FdI, l’Italia ha già leggi rigorose in materia di commercio di armi e materiale bellico, e non c’è spazio per decisioni arbitrarie che possano compromettere la competitività del sistema portuale. Deidda ha dichiarato che bloccare l’export di materiali come l’acciaio, che potrebbe essere destinato a usi bellici, metterebbe a rischio non solo il commercio internazionale, ma anche il futuro dei porti e delle imprese locali.
“Se arriviamo a voler bloccare persino l’esportazione di acciaio solo perché potenzialmente destinato ad altre industrie belliche estere, stiamo decretando la morte dei nostri porti”, ha detto Deidda, concludendo che la difesa del lavoro e dell’operatività logistica deve essere una priorità per la Sardegna.
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