Sentenza per il crac Epolis: condannati Rigotti, Grauso e altri imputati

Crac Epolis, il tribunale di Cagliari condanna Rigotti e Grauso: 9 e 5 anni di reclusione. Il fallimento del gruppo editoriale ha coinvolto oltre 130 milioni di euro.

zuncheddu sentenza

Si è concluso il processo per il presunto crac da 130 milioni di euro del gruppo editoriale Epolis, con la condanna a 9 anni di reclusione per Alberto Rigotti, ex editore, e 5 anni per Nicola Grauso, fondatore della free press. Il tribunale di Cagliari, presieduto dalla giudice Lucia Perra, ha accolto integralmente le richieste del pubblico ministero Giangiacomo Pilia, pronunciando altre pene tra i 3 anni e mezzo e i 4 anni per vari imputati, e alcune assoluzioni o prescrizioni.

Le condanne principali e le assoluzioni

Oltre alle condanne di Rigotti e Grauso:

  • Sara Cipollini (vicepresidente della società): 4 anni;
  • Michela Veronica Crescenti: 4 anni;
  • Alessandro Valentino: 3 anni e 9 mesi;
  • John Gaethe Visendi: 3 anni e mezzo.

Sono invece stati assolti o dichiarati prescritti i reati per altri imputati, tra cui Rosanna e Rosalba Chielli, Claudio Noziglia, e Anna Abbatecola. Per Vincenzo Greco, la causa è stata estinta a causa della morte del reo.

Un processo lungo e complesso

Il dibattimento, iniziato otto anni fa dopo il rinvio a giudizio disposto dal Gup Giovanni Massidda, rappresenta una delle inchieste per bancarotta più articolate mai affrontate in Sardegna, con oltre 40 capi di imputazione. L’indagine aveva portato nel 2013 all’arresto di Rigotti, Cipollini e Greco, con il primo incarcerato e gli altri due agli arresti domiciliari.

Carlo Momigliano, ex vicepresidente della concessionaria Publiepolis, era stato assolto nel 2016 per bancarotta, avendo scelto il rito abbreviato.

Le conseguenze del crac

Il fallimento di Epolis ha avuto ripercussioni drammatiche: decine di posti di lavoro persi tra giornalisti, grafici e amministrativi, e la chiusura di numerose testate distribuite in varie regioni italiane.

La sentenza, letta oggi davanti al collegio giudicante (composto dai giudici Antonella Useli Bachitta e Federico Loche), mette un punto fermo su un caso che ha segnato il panorama editoriale italiano, ma lascia aperte molte ferite per i lavoratori coinvolti.

Redazione

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