La Sardegna affronta una delle crisi idriche più gravi degli ultimi anni, con effetti diretti su oltre 6mila imprese e 20mila lavoratori. A lanciare l’allarme è Confartigianato Sardegna, che mette in evidenza l’impatto devastante della siccità sull’economia produttiva dell’isola, già provata da mesi di alte temperature e assenza di precipitazioni.
La combinazione di cambiamenti climatici e infrastrutture obsolete sta compromettendo la continuità operativa di molte attività manifatturiere e di servizi alla persona, categorie che, secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, fanno parte del comparto definito “idro-esigente”.
Secondo l’indagine, oltre 2.100 aziende, di cui 1.493 artigiane, operano nei dieci settori produttivi con il maggiore consumo idrico: estrattivo, tessile, petrolchimico, farmaceutico, gomma e plastica, vetro e ceramica, cemento, carta e metallurgia. A queste si aggiungono 4mila realtà del terziario come lavanderie, parrucchieri e centri estetici.
In totale, il sistema coinvolge più di 20mila addetti, tra cui quasi 4mila artigiani. A preoccupare è anche la gravissima dispersione idrica: in Sardegna si perde oltre il 52% dell’acqua immessa nella rete, una delle percentuali più alte d’Italia, superata solo da Basilicata e Abruzzo.
Il presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Giacomo Meloni, evidenzia la necessità di “interventi immediati sull’intera rete idrica, investimenti in nuove infrastrutture e responsabilità condivisa tra cittadini, aziende e istituzioni”. Secondo Meloni, l’urgenza è massima, perché “il bene materiale più prezioso, l’acqua, è sempre più a rischio e senza una programmazione concreta si rischia il collasso di interi comparti produttivi”.
I dati Istat mostrano che ogni giorno, su 129 milioni di metri cubi immessi nella rete sarda, se ne perdono circa 68 milioni. La media nazionale di dispersione è del 42,4%, ma in Sardegna si raggiunge il 52,8%. Tra i capoluoghi più colpiti spicca Sassari, con il 63,4% di perdite, seguito da Oristano (60,4%), Nuoro (55,1%) e Cagliari (53,5%). Solo Carbonia si distingue positivamente con uno spreco del 21,7%.
Le imprese artigiane con meno di cinque addetti sono particolarmente vulnerabili, poiché utilizzano quasi esclusivamente acqua della rete pubblica, a differenza delle aziende più grandi che hanno accesso a sistemi di approvvigionamento autonomo o a infrastrutture dedicate nelle aree industriali.
Oltre ai danni immediati al tessuto produttivo, la siccità sta minacciando anche la produzione di energia idroelettrica, fonte chiave per la transizione energetica. Secondo il bilancio Terna, nei primi sette mesi del 2025, la produzione idrica è calata del 22,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, compromettendo la sostenibilità e la sicurezza energetica nazionale.
“Dobbiamo sfruttare al meglio le risorse europee – ha concluso Meloni – perché le emergenze idriche saranno sempre più frequenti, e la resilienza dei nostri territori dipenderà dalla capacità di affrontarle oggi con decisione, lungimiranza e responsabilità collettiva.”
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