Quando il rapporto tra proprietario e inquilino si deteriora fino a diventare ingestibile, il conflitto può sfociare in conseguenze penali. È quanto emerso da un recente caso di “stalking condominiale”, così come viene classificato in Procura, che si è concluso con una condanna in primo grado a un anno di reclusione.
Il protagonista della vicenda è Giorgio Busalla, 69 anni, originario di Assemini, riconosciuto responsabile di atti persecutori nei confronti della sua inquilina, una donna di circa sessant’anni residente a Cagliari. Il giudice del Tribunale, Gianluigi Dettori, ha inoltre disposto a carico dell’imputato il pagamento di una provvisionale di 5mila euro, quale anticipo sul risarcimento dei danni. Le motivazioni della sentenza verranno depositate nelle prossime settimane; solo allora il difensore dell’uomo, l’avvocato Francesco Atzeni, potrà valutare il ricorso in appello.
La denuncia e le accuse
A presentare la denuncia per atti persecutori è stata l’inquilina, assistita dall’avvocato Gino Emanuele Melis. La donna viveva con il marito e il figlio convivente in un’abitazione di proprietà dell’imputato. Già nell’agosto 2024, Busalla era stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento nei confronti della donna, a seguito delle prime segnalazioni.
Secondo l’accusa, il padrone di casa avrebbe messo in atto una serie di comportamenti sistematici con l’obiettivo di rendere la permanenza dell’inquilina intollerabile e costringerla ad abbandonare l’immobile. Tra i fatti contestati figurano danneggiamenti a beni della vittima, aggressioni verbali e fisiche avvenute anche in presenza dei familiari e ripetuti tentativi di incendiare il bagno dell’abitazione.
In particolare, l’uomo avrebbe lanciato pesanti blocchi di cemento all’interno del bagno, provocando danni significativi, e avrebbe cercato di demolire una parete utilizzando un blocco legato. Una situazione che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbe generato un grave stato di ansia e esasperazione nella donna e nei suoi familiari, spingendoli a rivolgersi all’autorità giudiziaria.
Le telecamere e le prove
Forte della validità del contratto di locazione, l’inquilina avrebbe deciso di cambiare la serratura del portoncino per impedire al padrone di casa di entrare nell’abitazione. Successivamente, per tutelarsi da ulteriori episodi, sarebbe stata costretta a installare un sistema di videosorveglianza.
Le telecamere si sono rivelate decisive nel processo. In particolare, il 22 luglio 2024, avrebbero ripreso il lancio dei blocchi di cemento nel bagno e le successive azioni di danneggiamento. Le immagini sono state acquisite agli atti e hanno contribuito in modo determinante alla ricostruzione dei fatti.
La decisione del Tribunale
Al termine del dibattimento, il giudice ha ritenuto provate le accuse di atti persecutori, qualificando la condotta dell’imputato come un insieme di azioni reiterate e intimidatorie, idonee a integrare il reato di stalking in ambito condominiale. Da qui la condanna a un anno di reclusione, oltre alla provvisionale di 5mila euro a favore della vittima.
Il caso riporta l’attenzione su una tipologia di reato sempre più frequente, in cui le tensioni legate agli affitti degenerano fino a sfociare in comportamenti penalmente rilevanti. In attesa delle motivazioni e dell’eventuale appello, la sentenza rappresenta un precedente significativo sul tema della tutela degli inquilini da condotte vessatorie.
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