Una tabaccheria dell’Ogliastra sarebbe stata utilizzata come una sorta di sportello clandestino per ottenere denaro contante attraverso operazioni elettroniche ritenute irregolari. È questa la ricostruzione emersa da un’indagine della Guardia di finanza di Arbatax, che ha portato alla contestazione di oltre 760mila euro di ricavi sottratti al Fisco.
Secondo quanto ricostruito dai militari, l’attività commerciale avrebbe rappresentato un punto di riferimento per alcune persone interessate a convertire in contanti somme ricevute tramite prestazioni assistenziali. Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori sarebbe stato basato sull’utilizzo del sistema Pos della tabaccheria.
Le transazioni sarebbero state registrate come acquisti di beni, ma secondo gli accertamenti si sarebbe trattato di operazioni prive di una reale vendita di prodotti. Il cliente avrebbe utilizzato la propria carta per effettuare il pagamento e, successivamente, avrebbe ricevuto una somma in contanti dal titolare, con una quota trattenuta come compenso per il servizio.
Le indagini sui movimenti elettronici
A far scattare l’attenzione delle Fiamme gialle sarebbero state anche alcune presenze ricorrenti davanti all’esercizio commerciale. Gli investigatori avrebbero notato un gruppo di persone che con frequenza si recava nella tabaccheria per effettuare numerose operazioni tramite strumenti di pagamento elettronico.
Da qui è partita una verifica più approfondita sui flussi finanziari dell’attività. I militari hanno analizzato i dati fiscali, la documentazione contabile e le transazioni effettuate attraverso il Pos nell’arco degli ultimi cinque anni.
Gli accertamenti hanno portato alla contestazione di ricavi non dichiarati per oltre 760mila euro, secondo quanto comunicato dalla Guardia di finanza al termine dell’attività ispettiva coordinata dal comandante Leonardo Di Blasi.
Il presunto sistema delle commissioni
Secondo l’ipotesi investigativa, il titolare della tabaccheria avrebbe trattenuto una percentuale sulle somme movimentate attraverso le operazioni elettroniche. Le commissioni complessive stimate dagli inquirenti supererebbero i 20mila euro.
Il sistema descritto dagli investigatori avrebbe quindi consentito di trasformare pagamenti effettuati con carta in disponibilità liquide immediate, attraverso transazioni formalmente legate ad acquisti ma ritenute non corrispondenti a effettive cessioni di beni.
La Guardia di finanza ha definito il meccanismo come una sorta di “bancomat parallelo”, evidenziando il ruolo centrale attribuito al dispositivo Pos nell’organizzazione delle operazioni contestate.
Gli atti alla Procura e all’Agenzia delle entrate
Al termine delle verifiche, gli atti sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Lanusei per gli eventuali profili penali della vicenda.
Per gli aspetti di natura fiscale, invece, la documentazione raccolta è stata inviata all’Agenzia delle entrate di Nuoro, che valuterà le contestazioni relative agli obblighi tributari.
L’indagine rientra nelle attività di controllo della Guardia di finanza finalizzate alla verifica della corretta applicazione delle norme fiscali e alla prevenzione di possibili forme di evasione attraverso strumenti di pagamento elettronici.
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