Einstein Telescope, incontro a Dresda tra Sardegna e Sassonia

L’ipotesi prevede la costruzione dei due interferometri a Sos Enattos e in Lusazia, creando così un’infrastruttura distribuita ma integrata.

Si rafforza il dialogo internazionale sulla realizzazione del futuro Einstein Telescope (ET), il grande osservatorio europeo dedicato allo studio delle onde gravitazionali. Ieri mattina, venerdì 6 marzo, nella sede del Ministero della Scienza della Sassonia a Dresda, si è svolto un incontro ufficiale tra una delegazione italiana e una sassone per approfondire gli aspetti operativi della dichiarazione di intenti firmata lo scorso 12 gennaio a Roma.

L’accordo era stato sottoscritto dalla presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, e dal Ministro Presidente dello Stato libero di Sassonia, Michael Kretschmer, nella sede del Ministero per l’Università e la Ricerca (MUR). Il documento ha posto le basi per una collaborazione scientifica tra le due regioni, entrambe candidate a ospitare il grande progetto europeo dedicato alla ricerca sulle onde gravitazionali.

All’incontro di Dresda, guidato dalla presidente Todde, hanno partecipato rappresentanti della Regione Sardegna, del MUR, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Ambasciata d’Italia a Berlino. Per la parte tedesca erano presenti delegati del Ministero della Scienza della Sassonia, del Deutsche Zentrum für Astrophysik (DZA), dell’Università Tecnica di Dresda e dell’Università di Friburgo.

La Sardegna punta a ospitare l’Einstein Telescope nell’area di Sos Enattos, nel Nuorese, mentre la Sassonia propone un sito nella regione della Lusazia. A competere nella selezione europea c’è anche un terzo candidato: l’area dell’Euregio Mosa-Reno, al confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania.

La comunità scientifica sta attualmente valutando due possibili configurazioni tecnologiche per l’esperimento. La prima prevede una struttura triangolare, composta da tre bracci di circa 10 chilometri realizzati nello stesso sito. La seconda opzione consiste invece in una configurazione con due interferometri a forma di L, ciascuno con due bracci perpendicolari di circa 15 chilometri, costruiti in due siti distinti e geograficamente distanti.

Uno dei punti centrali della collaborazione tra Sardegna e Sassonia riguarda proprio il sostegno alla soluzione della “doppia L”, ritenuta particolarmente efficace per impatto scientifico, fattibilità tecnica, efficienza dei costi e riduzione dei rischi progettuali. Questo tema è stato al centro della riunione di Dresda, dove le delegazioni hanno avviato un confronto operativo sulla possibilità di presentare una candidatura congiunta.

Redazione

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