La Sardegna affronta una delle emergenze demografiche più gravi a livello globale, con un tasso di natalità tra i più bassi del mondo, pari a 0,9 figli per donna. Un dato che la colloca insieme alla Corea del Sud ai vertici negativi di questa classifica.
Nascite in calo, decessi in aumento
Nel 2023 sono nati poco più di 7.000 bambini, mentre i decessi hanno superato quota 18.500. Il ricambio generazionale è fortemente compromesso, con conseguenze preoccupanti sul tessuto sociale, economico e culturale dell’isola.
Al 1° gennaio 2024, la popolazione residente in Sardegna è scesa a 1.569.000 abitanti, per la prima volta sotto la soglia consolidata di 1,6 milioni. Si tratta di una perdita netta di 8.314 abitanti rispetto all’anno precedente.
Implicazioni del “vuoto Sardegna”
Questi numeri evidenziano una tendenza di spopolamento e invecchiamento che minaccia il futuro dell’isola. La riduzione della popolazione attiva e delle giovani generazioni influisce non solo sul mercato del lavoro, ma anche sulla sostenibilità del sistema previdenziale e dei servizi pubblici.
L’urgenza di politiche mirate
La demografa Luisa Salaris, intervistata per approfondire il tema, sottolinea la necessità di misure strutturali per invertire questa tendenza. Servono interventi che incentivino le nascite, sostengano le famiglie e attraggano nuovi residenti, con politiche che favoriscano la conciliazione tra lavoro e vita privata e garantiscano servizi adeguati per l’infanzia.
Una sfida politica e sociale
Nonostante la gravità della situazione, il tema del declino demografico non sempre occupa una posizione centrale nel dibattito politico. Affrontare questa crisi richiede una visione a lungo termine e un impegno concreto da parte delle istituzioni locali e nazionali.
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