Le carceri sarde tornano sotto pressione: dopo il record di presenze registrato a dicembre, la situazione negli istituti penitenziari di Uta e Bancali si aggrava. Alla fine di marzo, i due principali penitenziari dell’isola contavano 300 detenuti in più rispetto alla loro capienza regolamentare.
Il sovraffollamento non accenna a diminuire, con numeri che mettono in crisi l’intero sistema penitenziario regionale. In risposta a questa emergenza, circa 100 detenuti sono stati trasferiti nelle colonie penali, un tentativo di alleggerire la pressione sulle strutture carcerarie principali.
La magistratura di sorveglianza ha espresso forti critiche nei confronti della gestione della situazione, sottolineando i rischi legati alla violazione dei diritti umani e al peggioramento delle condizioni detentive. Il sovraffollamento, infatti, compromette sia le attività trattamentali sia la sicurezza di personale e reclusi.
Le carceri di Uta (Cagliari) e Bancali (Sassari) sono da tempo epicentro del disagio penitenziario in Sardegna. Le strutture, già oltre i limiti di capienza, devono affrontare carenze di organico, mancanza di spazi adeguati e un numero crescente di detenuti con problematiche psichiatriche o dipendenze.
Le colonie penali, utilizzate come valvola di sfogo, non rappresentano una soluzione strutturale. Si tratta perlopiù di strutture aperte con limitate risorse e servizi, inadatte a contenere l’intero carico di problematiche provenienti dalle carceri principali. Secondo alcune fonti interne, l’invio dei detenuti in questi contesti rischia di trasferire il problema, anziché risolverlo.
La situazione richiede un intervento immediato a livello ministeriale, sia in termini di politiche detentive che di investimenti infrastrutturali. Le sigle sindacali del comparto penitenziario chiedono da mesi l’aumento del personale, il potenziamento dei servizi sanitari e una revisione della normativa in tema di custodia cautelare.
A fronte dell’aumento della popolazione detenuta, il sistema penitenziario regionale appare al limite della tenuta, sollevando interrogativi sull’efficacia del modello attuale e sulla necessità di riforme urgenti.
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