Murgia, perizia famiglia riapre scenario sull’omicidio

La consulenza depositata dagli avvocati contesta il Ris e ipotizza investimento e trasporto del corpo

A oltre trent’anni dal ritrovamento del corpo di Manuela Murgia nel canyon di Tuvixeddu, a Cagliari, una nuova consulenza tecnica ha rimesso in discussione la ricostruzione finora accreditata. Il documento, firmato dall’anatomopatologo Roberto Demontis e presentato dagli avvocati Giulia Lai, Bachisio Mele e Maria F. Marras, ha delineato quattro punti centrali che mettono in dubbio l’ipotesi della caduta accidentale sostenuta nella perizia depositata dal Ris di Cagliari in sede di incidente probatorio lo scorso 29 gennaio.

Secondo i legali della famiglia, l’elaborato tecnico avrebbe evidenziato incongruenze tali da rafforzare in maniera significativa la pista dell’omicidio. L’analisi medico-legale ha affrontato in modo dettagliato la compatibilità tra le lesioni riscontrate sul corpo della sedicenne e la dinamica ipotizzata dagli investigatori.

Uno dei passaggi più rilevanti ha riguardato la natura delle lesioni interne. Il quadro traumatico descritto dal consulente sarebbe risultato più compatibile con un investimento veicolare che con una precipitazione da un’altezza di circa trenta metri. Una caduta nel vuoto, infatti, produce fratture e danni interni che seguono schemi fisici ben definiti. Nel caso in esame, tali parametri non sarebbero stati rispettati, aprendo così alla possibilità di un urto a livello stradale e di un successivo spostamento del corpo.

L’ipotesi alternativa, qualora trovasse riscontri oggettivi, imporrebbe una revisione complessiva della dinamica dei fatti. Non si tratterebbe soltanto di una diversa interpretazione tecnica, ma di un cambiamento radicale dello scenario investigativo.

Un ulteriore elemento analizzato nella consulenza ha riguardato la collocazione degli effetti personali della giovane e la presenza di residui vegetali. La posizione degli oggetti non sarebbe risultata coerente con il punto di ritrovamento del corpo, così come alcune tracce botaniche non sarebbero state compatibili con l’area del canyon. Da qui l’ipotesi che il corpo possa essere stato trasportato e abbandonato in un secondo momento. Questo dettaglio ha assunto un rilievo particolare, perché ha introdotto la possibilità di un intervento successivo da parte di terzi.

Anche la questione della cintura indossata dalla ragazza ha rappresentato un nodo tecnico significativo. La precedente ricostruzione aveva attribuito la rottura e lo sgancio della fibbia all’impatto della caduta. Tuttavia, secondo il medico legale incaricato dai familiari, quel tipo di danneggiamento sarebbe stato più compatibile con una trazione esercitata dall’esterno, suggerendo un’azione non accidentale. In un’indagine riaperta dopo decenni, un dettaglio simile può assumere un peso determinante nell’orientare le valutazioni giudiziarie.

Infine, la dinamica stessa della presunta caduta è stata oggetto di contestazione. L’elaborato tecnico ha sostenuto che le lesioni rilevate non sarebbero state compatibili con un impatto da quell’altezza. La distribuzione dei traumi non avrebbe rispecchiato quella tipica di una precipitazione nel vuoto, configurando una presunta incongruenza tra l’ipotesi formulata e i riscontri autoptici.

Spetterà al pubblico ministero valutare l’eventuale nomina di un super perito, figura terza chiamata a riesaminare l’intero compendio probatorio, comprese le perizie precedenti e la nuova documentazione tecnica. La decisione della Procura, attesa nelle prossime settimane, potrà determinare l’apertura di una nuova fase istruttoria.

Redazione

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