Una rete criminale internazionale dedita alla diffusione di materiale pedopornografico online è stata smantellata dalla Polizia Postale nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura antimafia di Roma. Tra le persone coinvolte figurano anche due cittadini sardi: un sessantenne residente nella città metropolitana di Cagliari, arrestato e trasferito nel carcere di Uta, e un 33enne del capoluogo indagato dopo il ritrovamento di immagini con minori in suo possesso.
L’operazione ha portato complessivamente a 17 arresti, dieci dei quali eseguiti in flagranza di reato, con interventi effettuati in diverse regioni italiane tra cui Sardegna, Lombardia, Veneto, Puglia e Campania. Uno dei presunti vertici del gruppo è stato invece fermato in Svizzera.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il sistema era organizzato attraverso gruppi Telegram utilizzati per la condivisione di contenuti illegali. Gli investigatori hanno descritto una struttura complessa, con caratteristiche paragonabili a quelle di una vera organizzazione coordinata.
Migliaia di immagini e video sequestrati
I numeri raccolti durante l’inchiesta evidenziano l’ampiezza del fenomeno. Gli investigatori hanno individuato circa 34 mila immagini e oltre 20 mila video, per un totale di circa 282,9 gigabyte di materiale illecito sequestrato.
Tra i contenuti analizzati sarebbero state trovate anche immagini riguardanti bambini di appena 4 anni, elemento che ha evidenziato la gravità delle condotte contestate agli indagati.
L’indagine ha preso avvio nel 2024 dopo una segnalazione arrivata dall’agenzia statunitense Homeland Security Investigations (HSI), che aveva individuato un gruppo privato denominato “New Saga”.
L’operazione sotto copertura
Gli investigatori sono riusciti a ricostruire il funzionamento della rete anche attraverso l’analisi di transazioni effettuate in criptovaluta e l’identificazione di alcuni amministratori dei gruppi.
La Polizia Postale ha quindi avviato un’attività sotto copertura durata oltre un anno, riuscendo a entrare nei circuiti criminali e a monitorare dall’interno le attività degli amministratori.
Secondo la ricostruzione investigativa, i gruppi venivano periodicamente ricreati con nomi differenti per cercare di eludere i controlli delle forze dell’ordine. Tra questi sarebbe comparso anche il gruppo denominato “La Sala dei Re”, nome che richiamava il ruolo di potere attribuito dagli stessi amministratori alla gestione della rete.
Una struttura con ruoli organizzati
Gli investigatori hanno descritto un’organizzazione suddivisa in diversi incarichi: dalla gestione dei gruppi alla promozione delle attività illegali, dall’amministrazione dei server e dei servizi cloud fino alla moderazione dei contenuti e allo sviluppo di strumenti informatici destinati a mantenere attiva la rete.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, gli utenti potevano accedere ai gruppi attraverso abbonamenti mensili con costi compresi tra 3 e 9 dollari.
La fascia d’età degli amministratori individuati dagli investigatori sarebbe compresa tra i 22 e i 28 anni, un elemento sottolineato anche dagli inquirenti per la giovane età di alcuni dei soggetti coinvolti.
Le dichiarazioni della Procura di Roma
Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha definito il caso come un fenomeno criminale di particolare gravità, sottolineando la dimensione organizzativa della rete scoperta.
Secondo il procuratore, l’indagine ha evidenziato un sistema strutturato con figure incaricate di specifiche funzioni e una capacità organizzativa simile a quella di una realtà complessa.
L’inchiesta prosegue per chiarire ulteriormente i ruoli delle persone coinvolte e ricostruire l’intera rete di diffusione dei contenuti illeciti individuata dagli investigatori.
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