Il carcere di Badu ‘e Carros a Nuoro si prepara ad accogliere detenuti sottoposti al regime del 41 bis, il cosiddetto carcere duro riservato ai condannati per reati di particolare gravità e ritenuti ancora potenzialmente collegati alle organizzazioni criminali di appartenenza.
La conferma è arrivata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio durante un intervento alla Camera, in risposta a un’interrogazione presentata dal deputato del Partito democratico Silvio Lai. Secondo il ministro, i ritardi nei lavori di adeguamento dell’istituto non impediranno l’avvio dei trasferimenti programmati.
Il progetto di riconversione della struttura nuorese al regime speciale del 41 bis prosegue quindi secondo un piano definito sulla base di criteri di “proporzionalità, adeguatezza e sostenibilità”. All’interno del carcere è già presente una sezione destinata al regime speciale, mentre sono in corso interventi per migliorare l’organizzazione degli spazi e ampliare il reparto dedicato.
Gli interventi di adeguamento prevedono una revisione degli ambienti detentivi e il completamento dei sistemi necessari per garantire gli standard di sicurezza richiesti. Le tecnologie di controllo previste risultano già installate o in fase di ultimazione e saranno pienamente operative con l’arrivo dei primi detenuti sottoposti al 41 bis.
Uno dei punti più delicati riguarda il muro di cinta dell’istituto penitenziario. I lavori di risanamento, affidati a un’impresa nel gennaio 2026, hanno una conclusione prevista per marzo 2028. Un calendario che, secondo il ministro, non rappresenterebbe però un ostacolo all’avvio del trasferimento dei detenuti.
Per superare il periodo precedente alla conclusione degli interventi strutturali, il Ministero della Giustizia ha previsto misure straordinarie aggiuntive per garantire la sicurezza complessiva del carcere, consentendo così di rispettare il programma stabilito.
Nordio ha inoltre respinto l’ipotesi di sospendere o modificare il progetto, spiegando che la scelta di destinare una parte del carcere di Nuoro al 41 bis risponde alla necessità di un maggiore equilibrio nella distribuzione territoriale dei detenuti sottoposti al regime speciale.
Il ministro ha sottolineato anche la differenza tra la precedente presenza a Badu ‘e Carros di una sezione di alta sicurezza e il nuovo regime. In passato, infatti, l’istituto ospitava circa 130 detenuti accusati di reati mafiosi inseriti nel circuito dell’alta sicurezza 3, una condizione che secondo Nordio consentiva un livello di contatto con l’esterno “meno compresso”.
Il 41 bis, invece, ha l’obiettivo di interrompere quasi completamente i collegamenti tra i detenuti e le organizzazioni criminali di riferimento, attraverso restrizioni più severe sulle comunicazioni e sui rapporti con l’esterno.
Sul trasferimento dei boss mafiosi in Sardegna si è aperto anche un dibattito pubblico. Alcune critiche hanno evidenziato il possibile rischio di infiltrazioni criminali nel territorio, mentre il Ministero sostiene che il regime speciale riduca proprio la possibilità di mantenere legami operativi con le organizzazioni di provenienza.
La questione riguarda quindi non solo l’organizzazione del sistema carcerario nazionale, ma anche il rapporto tra sicurezza, gestione degli istituti penitenziari e tutela dei territori coinvolti.
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