Strade, piazze, palazzi, chiese e fortificazioni per ricostruire il volto di una città profondamente diversa da quella contemporanea. Domani, venerdì 18 settembre alle 18, l’Auditorium dell’Hospitalis Sancti Antoni ospiterà la conferenza “Oristano com’era. La città e il suo porto tra Medioevo ed Età Moderna”.
L’iniziativa è promossa dall’ISTAR, con il coinvolgimento dell’Antiquarium Arborense, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Oristano e della Regione Sardegna. L’ingresso, da via Cagliari, sarà gratuito.
Dall’età giudicale al dominio aragonese e spagnolo
Protagonista dell’incontro sarà Maria Grazia Rosaria Mele, ricercatrice dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del CNR. Il suo intervento accompagnerà il pubblico attraverso la trasformazione di Oristano nel passaggio dall’età giudicale alle successive dominazioni aragonese e spagnola.
La ricostruzione utilizzerà una ricca varietà di fonti: accordi internazionali, concessioni, testamenti, registri patrimoniali, epigrafi, cartografia storica, fotografie e testimonianze materiali. Un mosaico documentario che consentirà di riportare alla luce la geografia della città intramuraria e i luoghi dove si concentravano il potere politico, religioso ed economico.
Il percorso toccherà antiche vie e quartieri, da sa ruga Maista a sa ruga de sos Cavalleris, soffermandosi anche sulle caratteristiche domos solaiadas, edifici a più piani realizzati in pietra oppure in mattoni e calce.
Le mura, il Tirso e il porto verso il Mediterraneo
Una parte della conferenza sarà dedicata al sistema difensivo e idraulico cittadino: dal fossato alimentato dal Tirso al deflusso delle acque, fino al ruolo del porto di Oristano, snodo fondamentale nei rapporti della città con il Mediterraneo tra Medioevo ed Età Moderna.
Il racconto storico sarà arricchito dall’intervento musicale del sassofonista Gavino Murgia, che proporrà anche improvvisazioni ispirate ai temi tratti dai codici liturgici arborensi, manoscritti medievali conservati a Oristano. L’incontro sarà introdotto e coordinato da Giampaolo Mele, direttore scientifico dell’ISTAR.
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