Gli effetti dei dazi Usa sul settore alimentare sardo

prodotti tipici sardi formaggio

Nel suo ultimo report sull’economia della Sardegna, la Banca d’Italia ha sviluppato un focus sul settore alimentare sugli effetti dei dazi da parte degli Stati Uniti.

I dati relativi alle transazioni tra le aziende (business-to-business), assieme a quelli dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli, consentono di quantificare la
rilevanza dei principali mercati del settore, distinguendo tra i clienti domestici e le controparti estere dei produttori sardi. Al 2022, ultimo anno per il quale si dispone di tutti i dati aggiornati, circa il 97% del fatturato del settore in regione proveniva da vendite a clienti localizzati in Sardegna o nel resto del Paese.

I principali clienti nazionali di controparte diretta erano le imprese del commercio, all’ingrosso e al dettaglio, cui era riconducibile quasi la metà del fatturato del settore. Anche gli scambi all’interno del comparto erano rilevanti in Sardegna (pari a poco meno di un terzo del fatturato complessivo), riguardando soprattutto le vendite di farinacei, di mangimi e di prodotti derivanti dalla lavorazione del latte.

Il settore delle bevande, specializzato soprattutto nella produzione di vino e acqua in bottiglia, mostrava una quota maggiore di fatturato – rispetto agli altri settori dell’alimentare – legato a transazioni con grossisti (il 51%) e con il settore alberghiero e della ristorazione (6,6%), mentre per quello della lavorazione della carne e del pesce era più rilevante il commercio al dettaglio.

Circa il 3% del fatturato del settore era riconducibile alle vendite direttamente realizzate con controparti estere, un dato eterogeneo tra i settori: più elevato per quello delle conserve e dell’olio e per il lattierocaseario. Il mercato statunitense rappresentava oltre un terzo delle vendite dirette all’estero del settore alimentare regionale (un quinto in Italia), ma nel lattierocaseario era riconducibile a circa il 70% del fatturato realizzato direttamente con controparti straniere.

I dazi Usa

Per calcolare l’esposizione delle imprese regionali del settore ai dazi dell’amministrazione americana si considerano, oltre alle vendite dirette verso gli
Stati Uniti, cioè quelle realizzate tramite transazioni con controparti americane, anche quelle indirette, come per esempio le esportazioni di prodotti alimentari
realizzate dai grossisti (esposizione indiretta). Secondo le stime della Banca d’Italia, la quota di fatturato del settore alimentare regionale direttamente o indirettamente attribuibile al commercio con gli Stati Uniti era pari al 4,6%, un dato più elevato della media nazionale (3,7%).

I prodotti

Il settore lattiero-caseario era quello più esposto ai dazi americani (12,2%): a una frazione elevata di vendite dirette si aggiungeva un valore pressoché equivalente per l’indicatore di esposizione indiretta. Il comparto regionale delle bevande e quello dei farinacei e della pasta risultavano meno esposti all’incremento dei dazi rispetto agli stessi settori osservati a livello nazionale, con poco più del 2% del fatturato dipendente dalle vendite verso gli Stati Uniti (6,6 e 3,7% nella media del Paese).

Nel complesso dell’alimentare regionale, circa l’80% del fatturato era concentrato tra le imprese appartenenti ai due quinti più elevati della distribuzione dell’esposizione complessiva ai dazi americani (circa il 71%, lo stesso dato calcolato per la distribuzione a livello nazionale); tra i comparti, la concentrazione dei ricavi risultava maggiore in quello dei farinacei e della pasta, e più contenuta nel lattiero-caseario.

Redazione

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