La città di Cagliari celebra la 370ª edizione della festa di Sant’Efisio, uno degli appuntamenti religiosi e culturali più sentiti della Sardegna. Una tradizione secolare che si rinnova ogni anno, mantenendo intatto il suo valore simbolico e identitario, nonostante le difficoltà che nel tempo ne hanno modificato alcuni aspetti organizzativi.
Il corteo sacro prende avvio dalla chiesa di Stampace, luogo in cui il rito viene custodito e tramandato dall’Arciconfraternita del Gonfalone. Da qui, il simulacro del santo intraprende il suo percorso verso Nora, teatro del martirio, per poi fare ritorno a Cagliari entro la mezzanotte del 4 maggio. Il rispetto di questa tempistica rappresenta un elemento fondamentale per lo scioglimento del voto, perpetuando una promessa che affonda le radici nella storia cittadina.
Nel corso dei secoli, la celebrazione ha subito rare ma significative modifiche. Eventi eccezionali hanno imposto cambiamenti anche profondi: accadde durante i bombardamenti del 1943, al termine della Prima guerra mondiale e, in tempi più recenti, nel 2020, quando l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 limitò drasticamente lo svolgimento della manifestazione.
Nel 2026, a incidere sull’organizzazione è una nuova emergenza, questa volta di natura sanitaria ma legata al mondo animale. La diffusione della dermatite nodulare contagiosa tra i bovini ha determinato il divieto di utilizzo dei buoi, tradizionalmente impiegati per trainare le traccas e il cocchio regale. Una scelta obbligata che ha comportato modifiche significative nello svolgimento della processione.
Le caratteristiche traccas, simbolo della tradizione agro-pastorale sarda, non sfileranno lungo il percorso, ma saranno comunque visibili al pubblico attraverso un’esposizione dedicata. Il simulacro di Sant’Efisio, invece, verrà trasportato a spalla dai confratelli, segnando una deviazione rispetto alla consuetudine che prevedeva l’utilizzo del cocchio trainato da buoi.
Anche il dispositivo di sicurezza attorno al santo è stato rafforzato. A vigilare sulla sua incolumità saranno quattro guardiani anziché due, affiancati dalla presenza dei miliziani che accompagneranno il corteo lungo tutto il tragitto. Un adattamento che garantisce il rispetto della tradizione pur nel rispetto delle nuove esigenze sanitarie.
Nonostante le limitazioni, restano immutati gli elementi più suggestivi della festa. I gruppi folk provenienti da tutta la Sardegna sfileranno con i loro abiti tradizionali, offrendo uno spettacolo di colori e identità locali. Confermata anche la presenza dei cavalli, circa 160, che contribuiranno a mantenere viva l’atmosfera solenne e festosa dell’evento.
Non mancherà “sa ramadura”, il tappeto di petali e vegetazione che accompagna il passaggio del santo, simbolo di devozione e omaggio. Un elemento che, insieme ai costumi e ai canti, rappresenta l’anima più autentica della celebrazione, capace di resistere al tempo e alle difficoltà.
La festa di Sant’Efisio, anche in questa edizione segnata da cambiamenti, continua dunque a rappresentare un momento centrale per la comunità. Un equilibrio tra tradizione e adattamento che permette al rito di proseguire, conservando intatto il suo significato profondo.
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