Olbia, nuovi migranti al porto: cresce la tensione all’Isola Bianca

Altre venti persone trasferite dal centro di accoglienza di Monastir raggiungono lo scalo gallurese. La polizia presidia gli imbarchi, mentre Comune e Caritas cercano soluzioni per garantire assistenza. I sindacati denunciano la carenza di personale e le difficoltà nella gestione dell'emergenza

migranti

La situazione al porto di Olbia diventa sempre più complessa, mentre aumenta il numero di cittadini stranieri che tentano di lasciare la Sardegna attraverso i collegamenti marittimi. Nella serata di ieri altre venti persone provenienti dal Centro di accoglienza straordinaria (Cas) di Monastir hanno raggiunto la Stazione marittima dell’Isola Bianca, aggiungendosi ai gruppi arrivati mercoledì e durante il precedente fine settimana.

La presenza dei nuovi arrivati, prevalentemente di nazionalità algerina, ha reso ancora più delicata la gestione della sicurezza nell’area portuale. Molti chiedono di potersi imbarcare sui traghetti diretti verso la penisola, ma l’assenza dei documenti necessari impedisce alle compagnie di navigazione di autorizzare la partenza.

Il risultato è una situazione di crescente difficoltà, con persone che rimangono nei pressi dello scalo senza riuscire a proseguire il viaggio e con le forze dell’ordine impegnate a garantire il regolare svolgimento delle operazioni portuali.

Controlli agli imbarchi e interventi delle forze dell’ordine

Le tensioni registrate nelle ultime ore hanno richiesto ulteriori interventi da parte della Polizia di Stato. Gli agenti dei Commissariati di Olbia e Tempio Pausania, supportati dai Carabinieri, sono intervenuti per gestire le situazioni più critiche e impedire l’accesso alle zone riservate ai passeggeri autorizzati.

Il principale ostacolo riguarda le disposizioni di sicurezza marittima, che le compagnie di navigazione sono tenute a rispettare. Il Programma nazionale di sicurezza marittima prevede infatti specifiche procedure di identificazione e controllo per consentire l’accesso alle aree protette e alle navi.

I cittadini algerini presenti nello scalo mostrano agli operatori i provvedimenti rilasciati dalla Questura di Cagliari, chiedendo chiarimenti sulla propria posizione e sulle possibilità di lasciare l’Isola.

Secondo quanto emerge dalla documentazione, alcuni sarebbero destinatari di disposizioni che impongono di abbandonare il territorio nazionale entro sette giorni. Il mancato rispetto degli ordini dell’autorità potrebbe comportare conseguenze penali, nei casi previsti dalla normativa vigente.

Si determina così una condizione particolarmente difficile: le persone interessate devono allontanarsi dal territorio italiano, ma non riescono a utilizzare i traghetti per raggiungere la penisola.

Problemi sanitari tra le persone in attesa di partire

Oltre alle difficoltà legate agli spostamenti, emergono criticità sul piano sanitario e assistenziale.

Alcuni dei documenti in possesso dei cittadini stranieri riportano che non sarebbe stata effettuata una visita medica preliminare a causa dell’indisponibilità di specialisti qualificati.

Tra le persone presenti nell’area portuale vengono segnalati anche pazienti affetti da patologie oncologiche e un giovane che lamenta dolori agli arti inferiori.

Queste condizioni rendono particolarmente importante la valutazione delle necessità sanitarie, soprattutto considerando l’incertezza sui tempi di permanenza nei pressi della Stazione marittima.

La mancanza di una sistemazione stabile e le difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali contribuiscono ad aggravare una situazione già complessa dal punto di vista organizzativo.

Comune di Olbia e Caritas valutano gli interventi umanitari

Sul fronte dell’assistenza, l’amministrazione comunale e la Caritas stanno esaminando le possibili iniziative per sostenere le persone rimaste bloccate al porto.

L’obiettivo immediato è garantire almeno la distribuzione di acqua e generi alimentari, ma l’attivazione degli interventi risulterebbe condizionata dalla necessità di un coordinamento con le autorità competenti.

Secondo alcune indiscrezioni, le iniziative umanitarie sarebbero rimaste temporaneamente sospese in attesa delle indicazioni della Prefettura e della Questura di Sassari.

L’assessora comunale ai Servizi sociali, Simonetta Lai, ha manifestato preoccupazione per le condizioni dei cittadini stranieri e per le possibili ripercussioni sulla città.

L’amministrazione vorrebbe assicurare un primo sostegno materiale, ma deve ancora individuare le modalità operative. Una delle preoccupazioni riguarda l’eventuale spostamento dei gruppi verso il centro abitato, dove l’assenza di risorse e sistemazioni potrebbe determinare ulteriori difficoltà.

La priorità rimane quindi trovare una soluzione che permetta di affrontare le necessità umanitarie senza compromettere la gestione della sicurezza nello scalo.

Sindacati di polizia: organici insufficienti per affrontare la situazione

Le criticità del porto di Olbia hanno suscitato anche la reazione delle organizzazioni sindacali delle forze dell’ordine.

Massimiliano Pala, segretario provinciale del Siulp, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà operative del Commissariato cittadino, evidenziando come le risorse attualmente disponibili non siano sufficienti a sostenere a lungo una situazione di questo tipo.

Il continuo arrivo di persone e la necessità di presidiare gli accessi agli imbarchi richiedono infatti un impiego costante di personale, che si aggiunge alle ordinarie attività di controllo del territorio.

A complicare ulteriormente il quadro intervengono le difficoltà legate alle procedure di rimpatrio.

Marco Porcu, rappresentante del sindacato di polizia Coisp, ha sottolineato due ostacoli: l’assenza in Sardegna di rappresentanze diplomatiche dei Paesi nordafricani e la mancanza di collegamenti diretti con quei territori.

Elementi che rendono più difficile organizzare gli eventuali trasferimenti verso i Paesi di origine e individuare rapidamente soluzioni amministrative.

Isola Bianca, resta aperto il nodo della gestione dei nuovi arrivi

La situazione dello scalo gallurese coinvolge dunque diversi livelli istituzionali, dalla gestione dell’ordine pubblico all’assistenza sanitaria, fino alle procedure amministrative relative alla permanenza sul territorio nazionale.

I nuovi arrivi dal centro di Monastir hanno accentuato una criticità già emersa nei giorni precedenti, mentre le autorità continuano a confrontarsi con le limitazioni imposte dalle norme sulla sicurezza degli imbarchi.

Resta da definire come garantire assistenza alle persone che non riescono a partire e quali misure potranno essere adottate per alleggerire il carico operativo delle forze dell’ordine.

Nel frattempo, il porto di Olbia rimane il punto centrale di una situazione che richiede il coordinamento tra istituzioni, operatori dell’accoglienza e autorità di pubblica sicurezza.

Redazione

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