Sassari, abusi sulla figlia della compagna: 53enne condannato a sei anni

Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell'uomo per violenza sessuale ai danni di una minorenne. I fatti contestati risalgono al periodo tra il 2021 e il 2023. Disposti anche risarcimenti per complessivi 80mila euro ai genitori della ragazza

immagine simbolica stop violenza sulle donne

Una condanna a sei anni di reclusione per violenza sessuale ai danni della figlia minorenne della convivente. È la sentenza pronunciata ieri dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Sassari, Gian Paolo Piana, nei confronti di un uomo di 53 anni residente nell’hinterland sassarese.

La decisione è arrivata al termine del procedimento celebrato con rito abbreviato, dopo l’esame degli elementi raccolti durante le indagini e il confronto tra le posizioni dell’accusa e della difesa.

Al centro del processo, una serie di episodi contestati all’imputato che si sarebbero verificati tra il 2021 e il 2023 all’interno dell’abitazione della madre della ragazza, all’epoca tredicenne.

Secondo la ricostruzione accusatoria, l’uomo avrebbe approfittato della vicinanza familiare per compiere ripetuti palpeggiamenti sul corpo della minorenne, toccandole il seno e le parti intime.

La denuncia dopo le confidenze della ragazza a un familiare

A far emergere la vicenda erano state le dichiarazioni della giovane, che aveva trovato il coraggio di raccontare a un parente quanto sarebbe accaduto tra le mura domestiche.

Le confidenze della minorenne avevano dato origine alla denuncia e al successivo procedimento giudiziario, culminato nella sentenza di condanna pronunciata dal gup.

Gli episodi contestati si sarebbero consumati senza che la madre della ragazza fosse a conoscenza dei comportamenti attribuiti al proprio compagno.

Un elemento significativo della ricostruzione riguarda le spiegazioni fornite dall’imputato in merito ai contatti fisici con la minorenne. L’uomo avrebbe infatti ricondotto quei gesti all’intenzione di farle il solletico, una giustificazione che non ha impedito l’esito sfavorevole del giudizio di primo grado.

La vicenda, inizialmente rimasta all’interno dell’ambiente familiare, era così arrivata all’attenzione dell’autorità giudiziaria, che aveva avviato gli accertamenti necessari per ricostruire i fatti denunciati.

La procura aveva chiesto sette anni di reclusione

Durante la discussione davanti al giudice per le udienze preliminari, la pubblica ministera Elisa Succu aveva chiesto una condanna a sette anni di carcere, sostenendo la fondatezza delle accuse formulate nei confronti del cinquantatreenne.

Di segno opposto la posizione della difesa, affidata all’avvocato Luigi Satta, che aveva contestato la consistenza del quadro probatorio.

Il legale aveva sostenuto l’assenza di prove sufficienti a dimostrare la responsabilità penale del proprio assistito, chiedendo quindi una decisione favorevole all’imputato.

Al termine della valutazione degli atti, il giudice Gian Paolo Piana ha pronunciato una condanna a sei anni di reclusione, stabilendo una pena inferiore di un anno rispetto a quella richiesta dalla procura.

Il procedimento si è svolto con rito abbreviato, una modalità processuale che consente di definire il giudizio prevalentemente sulla base degli atti raccolti nella fase delle indagini e che, in caso di condanna, prevede una riduzione della pena secondo le disposizioni del codice di procedura penale.

La decisione rappresenta l’esito del giudizio di primo grado e potrà essere sottoposta alle eventuali impugnazioni previste dalla legge.

Risarcimenti per 80mila euro ai genitori della minorenne

La sentenza non si limita alla pena detentiva. Il tribunale ha infatti disposto anche il riconoscimento di somme a titolo di risarcimento in favore delle parti civili costituite nel procedimento.

Al padre della ragazza sono stati riconosciuti 50mila euro, mentre alla madre è stato accordato un risarcimento di 30mila euro, per un importo complessivo di 80mila euro.

Il padre della minorenne ha partecipato al processo attraverso l’avvocata Gabriela Pinna Nossai, mentre la madre è stata rappresentata dall’avvocato Bastianino Ventura.

La costituzione di parte civile ha consentito ai due genitori di avanzare le proprie richieste economiche nell’ambito dello stesso procedimento penale.

La pronuncia del giudice ha quindi riguardato sia la responsabilità attribuita all’imputato sia le conseguenze risarcitorie riconosciute ai familiari della giovane.

Gli episodi contestati nell’ambiente domestico

Uno degli aspetti centrali della vicenda riguarda il contesto nel quale sarebbero avvenuti gli abusi. Secondo l’accusa, i comportamenti contestati al cinquantatreenne si sarebbero verificati nell’abitazione condivisa con la madre della minorenne.

La relazione sentimentale tra l’imputato e la donna aveva creato una situazione di vicinanza quotidiana con la ragazza, all’interno della quale si sarebbero consumati gli episodi oggetto del procedimento.

La madre, secondo quanto emerso dalla ricostruzione dei fatti, non sarebbe stata informata di quanto accadeva.

Soltanto dopo il racconto della giovane a un altro familiare la situazione era stata portata all’attenzione delle autorità, dando avvio al percorso giudiziario.

La sentenza pronunciata dal tribunale di Sassari chiude dunque la fase del giudizio abbreviato con una condanna a sei anni di reclusione e risarcimenti per complessivi 80mila euro.

Restano ora da conoscere le motivazioni della decisione e le eventuali iniziative processuali che la difesa potrà intraprendere nei successivi gradi di giudizio.

Redazione

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