Una nuova svolta potrebbe arrivare nelle indagini sulla morte di Manuela Murgia, la sedicenne trovata senza vita nel febbraio 1995 ai piedi del canyon di Tuvixeddu, a Cagliari. Dopo quasi trent’anni, la Procura si prepara a chiedere una super-perizia per determinare con esattezza le cause del decesso, in attesa di completare gli accertamenti genetici attualmente in corso presso i laboratori dei Ris dei carabinieri.
Il nodo centrale da sciogliere resta uno: Manuela si è tolta la vita, è caduta accidentalmente o è stata uccisa? Solo chiarendo questo aspetto sarà possibile archiviare definitivamente la pista del suicidio o riaprire ufficialmente il fascicolo come omicidio. A dicembre è atteso il completamento delle analisi sul Dna ritrovato sugli abiti della giovane. Se i risultati non forniranno risposte definitive, potrebbe essere lo stesso procuratore aggiunto Guido Pani a richiedere una nuova perizia medico-legale.
Nel corso degli anni, le interpretazioni della vicenda si sono susseguite con esiti contrastanti. La prima autopsia, eseguita nel 1995 dai consulenti nominati dalla Procura, aveva ipotizzato una caduta accidentale o un suicidio. Tuttavia, il recente riesame degli atti da parte del medico legale Roberto Demontis, incaricato dalla famiglia Murgia, ha avanzato ipotesi ben più inquietanti: la ragazza potrebbe essere stata investita volontariamente e sul corpo sarebbero visibili i segni di un rapporto sessuale violento.
Intanto, nei laboratori della caserma di San Bartolomeo, i Ris stanno confrontando una traccia biologica – un pelo con profilo genetico maschile – con il Dna di Enrico Astero, persona già coinvolta nel caso e assistita dall’avvocato Marco Fausto Piras. Tuttavia, un’analisi parallela condotta dal consulente di Astero, l’ex generale del Ris Luciano Garofano, avrebbe già escluso ogni corrispondenza tra il profilo genetico dell’uomo e quello del reperto.
L’esito ufficiale degli esami del Ris è atteso per l’11 dicembre, data in cui i carabinieri dovranno presentare i risultati al giudice per le indagini preliminari, Giorgio Altieri. A quel punto, la Procura valuterà se proseguire con l’ipotesi investigativa o disporre ulteriori approfondimenti, tra cui la possibile riesumazione del corpo e l’esecuzione di nuove analisi forensi.
L’ipotesi che la morte possa essere collegata a un “maleficio” resta sullo sfondo, ma non può essere esclusa senza prove certe sulle reali cause del decesso. Ogni elemento raccolto sarà decisivo per stabilire se dietro la tragedia si nasconda una mano colpevole o una drammatica fatalità.
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