La perequazione salariale al Brotzu, il più grande ospedale della Sardegna, è ferma. I fondi destinati ad adeguare gli stipendi dei professionisti sanitari sono bloccati tra contrapposizioni sindacali e perplessità del collegio dei revisori dei conti. L’erogazione, prevista per agosto e settembre, è stata sospesa e rischia di saltare del tutto.
L’operazione avrebbe dovuto uniformare le retribuzioni nella sanità sarda, con un calendario già fissato: ad agosto la spettanza relativa al 2023, a settembre quella del 2024. Ma il piano si è arenato di fronte a un conflitto di vedute tra le sigle sindacali.
Il Cimo, attraverso il segretario regionale Luigi Mascia, si oppone alla distribuzione “a teste” – uguale per tutti – sostenendo invece l’applicazione del regolamento sulle performance, che premia la produttività e la presenza in servizio. «Secondo alcune sigle – spiega Mascia – anche chi è arrivato da poco dovrebbe ricevere quanto un dirigente con trent’anni di carriera. Per noi è una questione di principio e di meritocrazia. Inoltre, la legge prevede che la produttività sia incentivata premiando le performance».
Ma oltre alla disputa sindacale, sul tavolo c’è anche la posizione del collegio dei revisori, che avrebbe sollevato dubbi sulla legittimità dell’erogazione. Le perplessità riguardano due punti:
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il rischio di sforare i tetti di spesa delle aziende sanitarie;
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le modalità con cui verrebbero assegnati gli emolumenti aggiuntivi.
Se i revisori decidessero di applicare rigidamente la normativa, avverte Mascia, «i soldi della perequazione diventerebbero soldi del Monopoli», ovvero inutilizzabili.
Diversa la posizione dell’Anaao, rappresentata dalla segretaria regionale Susanna Montaldo. Secondo il sindacato, «la perequazione non incide sui tetti di spesa e non è una premialità». Montaldo respinge l’idea di legare l’adeguamento ai risultati di reparto: «Sarebbe ingiusto penalizzare chi non può raggiungerli per cause non dipendenti dalla propria volontà. Il criterio ‘per teste’ ci sembra il più democratico».
Al momento, si è ancora in attesa dei dati fondamentali per procedere alla distribuzione, ma la distanza tra le parti e i rilievi dei revisori mantengono il quadro in una situazione di stallo. Il rischio è che il blocco si protragga oltre l’autunno, con ripercussioni sul clima interno e sulla fiducia del personale.
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