Sassari guida la missione Unifil in Libano tra tensioni e nuovi schieramenti

Circa cento militari della Brigata Sassari partono da Elmas verso la base di Shama mentre cresce la tensione tra Israele e Hezbollah e si ipotizza un’offensiva terrestre nel sud del Libano

militari

Il rafforzamento del contingente italiano della missione Unifil in Libano entra in una nuova fase con l’arrivo dei militari della Brigata Sassari. Nella mattinata odierna circa cento soldati del reparto sardo hanno lasciato l’aeroporto civile di Elmas diretti verso la base di Shama, nel sud del Paese mediorientale, dove il contingente italiano sta assumendo un ruolo centrale nelle operazioni delle Nazioni Unite.

Il trasferimento è avvenuto poco prima delle 14 con un Boeing 767 dell’Aeronautica militare, utilizzato per il trasporto dei militari impegnati nella missione internazionale. L’operazione segna un nuovo passo nel dispiegamento dei Dimonios, chiamati a guidare il settore occidentale della missione Leonte nell’ambito della forza di interposizione dell’Onu.

La Brigata Sassari ha infatti assunto la responsabilità del contingente Ovest dopo il passaggio di consegne avvenuto il 5 marzo. In precedenza il comando era affidato alla Brigata alpina Taurinense. Con il progressivo arrivo dei reparti italiani, la presenza dei militari sardi nella zona dovrebbe crescere fino a raggiungere circa 500 unità.

Nel complesso il contingente italiano conta circa 1300 soldati all’interno della missione Unifil, che schiera complessivamente circa 2800 caschi blu nel settore interessato. A guidare le operazioni è il generale Andrea Fraticelli, comandante della Brigata Sassari e responsabile del dispositivo militare nell’area assegnata.

La missione delle Nazioni Unite ha il compito di monitorare e contribuire al mantenimento della stabilità lungo il confine tra Israele e Libano, in particolare nelle zone dove operano i miliziani di Hezbollah. Tuttavia la situazione di sicurezza negli ultimi giorni si è ulteriormente deteriorata, mettendo sotto pressione il lavoro delle forze internazionali.

Il fragile equilibrio della regione ha subito un nuovo scossone dopo l’attacco del 28 febbraio contro l’Iran, evento che ha provocato un’escalation di tensioni in tutto il Medio Oriente. Il contesto operativo in cui operano i caschi blu è diventato più complesso, con il rischio di un ampliamento del conflitto lungo il confine meridionale libanese.

A rendere ancora più delicata la situazione è la possibile evoluzione delle operazioni militari israeliane. Secondo diverse fonti citate dal sito Axios, funzionari israeliani e statunitensi starebbero valutando la possibilità di una vasta operazione terrestre nel sud del Libano.

L’obiettivo dell’eventuale offensiva sarebbe quello di estendere il controllo israeliano fino al fiume Litani e smantellare l’infrastruttura militare di Hezbollah presente nell’area. Un’operazione di questo tipo rappresenterebbe un cambiamento significativo nello scenario regionale e potrebbe incidere direttamente sul ruolo della missione Unifil.

Israele avrebbe già chiesto ai caschi blu di non interferire con le manovre delle Forze di difesa israeliane (Idf) nel caso di operazioni militari su larga scala. Questa richiesta ha riaperto il dibattito sull’effettivo spazio operativo delle forze delle Nazioni Unite, chiamate a garantire il rispetto delle risoluzioni internazionali e a mantenere la stabilità lungo la linea di demarcazione.

Nel frattempo il dispiegamento della Brigata Sassari prosegue secondo il piano previsto. I militari sardi si uniranno ai colleghi già presenti nella base di Shama e negli altri presidi operativi dell’area. Il loro compito sarà quello di monitorare la situazione sul terreno, mantenere il dialogo con le autorità locali e contribuire alla sicurezza della popolazione civile.

La presenza italiana rappresenta da anni uno dei pilastri della missione Unifil. Con il nuovo comando affidato ai Dimonios, il contributo dell’Italia continua a rivestire un ruolo strategico nella gestione di una delle aree più sensibili del Medio Oriente, proprio mentre il quadro geopolitico della regione torna a mostrare segnali di forte instabilità.

Redazione

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