La Sardegna non rientra tra le dieci regioni italiane con una copertura vaccinale superiore al 95% nella fascia d’età compresa tra 0 e 16 anni. L’isola si ferma infatti sotto la soglia del 92%, un dato che preoccupa soprattutto in riferimento al rischio di focolai legati alle malattie infettive prevenibili.
La soglia del 95% è considerata il livello minimo necessario per garantire l’immunità di gregge, elemento cruciale per la protezione dei soggetti più vulnerabili, come neonati, anziani e persone immunodepresse. In Sardegna, questo obiettivo resta ancora distante, evidenziando criticità nel sistema di prevenzione e sensibilizzazione.
In risposta a questi numeri, le forze politiche isolane si mobilitano a difesa della legge Lorenzin, normativa che ha introdotto l’obbligo vaccinale per l’accesso ai servizi scolastici. Partiti locali e regionali sembrano convergere sull’importanza di rafforzare l’attuale impianto legislativo per evitare ulteriori cali e recuperare terreno rispetto al resto del Paese.
L’unica voce fuori dal coro è quella della Lega, che anche in Sardegna mantiene la propria linea nazionale, proponendo di rendere facoltativa la somministrazione dei vaccini obbligatori. Una posizione che alimenta il dibattito pubblico e istituzionale, dividendo il fronte politico regionale.
Il tema dell’immunizzazione resta centrale nelle agende sanitarie, soprattutto in vista della ripresa scolastica, momento cruciale per il controllo delle coperture vaccinali nei minori. In questo contesto, la Sardegna è chiamata a colmare il divario con le regioni più virtuose, migliorando l’informazione sanitaria e potenziando le campagne pubbliche per l’adesione ai programmi vaccinali.
Seguici su
Aggiungi sardegnatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.