Cagliari, ecco il City Music Space: una chiave per rigenerare la città

A Cagliari nasce City Music Space, il progetto che coinvolge artisti e cittadini per mappare e riqualificare gli spazi musicali.

A Cagliari, la musica non tace: vive sottotraccia, tra scantinati, capannoni e spazi temporanei, dove artisti e collettivi continuano a costruire una scena indipendente e resistente. Tuttavia, dietro questa vitalità creativa si nasconde una fragilità strutturale evidente: la mancanza di luoghi stabili, accessibili e attrezzati dove suonare, crescere e condividere cultura.

Da questa esigenza nasce City Music Space, un progetto di partecipazione pubblica promosso da Basstation e Futura Tech Music ETS, con il sostegno della Città Metropolitana di Cagliari. L’iniziativa mira a trasformare la musica in un motore di rigenerazione urbana, costruendo — attraverso il coinvolgimento della comunità — una rete di spazi sonori condivisi, regole trasparenti e politiche culturali inclusive. L’obiettivo è chiaro: restituire vita e significato ai luoghi abbandonati o sottoutilizzati, valorizzando il potenziale creativo del territorio.

Il progetto è nato da un’indagine pubblica che ha coinvolto oltre seicento partecipanti tra musicisti, tecnici, operatori e cittadini. I questionari, dal titolo “Sos spazi musicali a Cagliari”, hanno evidenziato un dato cruciale: più del 70% dei rispondenti considera la mancanza di spazi musicali un problema che riguarda l’intera comunità urbana, non solo chi fa musica. Molti hanno inoltre sottolineato la necessità di semplificare le procedure burocratiche per organizzare eventi e di rendere gli spazi più accessibili e sicuri, soprattutto nelle ore serali.

La mappatura condotta da City Music Space ha rivelato un ecosistema artistico sorprendentemente ricco: oltre quaranta realtà attive tra il capoluogo e l’hinterland. Ne fanno parte collettivi come Basstation e Fusiorari, spazi autogestiti come Sa Domu, Spazio P e Anyway Club, associazioni culturali come Futuro Infinito, Domus de Luna e Made in Music, oltre a luoghi simbolici come Campidarte, Lazzaretto di Sant’Elia, Exma e Manifattura Tabacchi.

Questi spazi, spesso autofinanziati e nati dal basso, rappresentano laboratori permanenti di creatività e cittadinanza attiva. Tuttavia, come si legge nel report, negli ultimi dieci anni la trasformazione urbana ha ridotto drasticamente i locali dedicati alla musica dal vivo, mentre la domanda di eventi culturali alternativi è aumentata. Il risultato è una scena “viva ma compressa”, costretta a reinventarsi di continuo nei luoghi più inaspettati.

Redazione

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