Costo gasolio cresciuto del +18,9% nell’ultimo mese mentre quello per le navi del 49% e degli aerei addirittura del 127%. Confartigianato Sardegna monitora i prezzi di navi e aerei e scrive a Governo e Ministero delle Infrastrutture.
Una situazione ormai insostenibile per le oltre 1.500 le imprese artigiane sarde del trasporto merci, con oltre 4mila dipendenti, che movimentano l’80% dei beni all’interno dell’Isola che, nuovamente, vedono i ricavi ridotti ai minimi termini.
Per questo motivo Confartigianato Trasporti Sardegna si è unita alla richiesta effettuata da Unatras, l’Unione delle Associazioni nazionali
più rappresentative dell’autotrasporto, di cui fa parte Confartigianato Trasporti, per manifestare, attraverso una missiva, al Governo e Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture la preoccupazione del settore e richiedere con maggiore forza di “disporre l’utilizzo immediato del credito di imposta, derivante dal rimborso della accisa, lo stanziamento di risorse adeguate a ristorare le perdite subite, sospensione e differimento dei versamenti contributivi e fiscali per garantire la liquidità, garanzia di intervento nei confronti di comprovate violazioni delle norme sui costi della sicurezza nei confronti dei committenti e speculatori”.
Questa è la base immediata per garantire la regolare continuità dei servizi di trasporto e sostenere il comparto dell’autotrasporto in profonda crisi.
“Non stiamo chiedendo risorse aggiuntive – continua la richiesta – ma la possibilità di ottenere l’utilizzo di misure emergenziali e temporanee che diano alle imprese la certezza del recupero di liquidità per far fronte alle maggiori spese per gli acquisti di gasolio. E’ necessario ottenere misure adeguate, seppur temporanee”.
“In caso contrario – concludono l’Associazione Artigiana e l’Unione delle Associazioni nazionali più rappresentative dell’autotrasporto –
il rischio evidente è quello di innescare iniziative che producano la sospensione dei servizi di autotrasporto e momenti di forte tensione”.
Puntuale anche l’analisi del presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Giacomo Meloni: “La riduzione delle accise sui carburanti ha
avuto effetti positivi solo per pochi giorni ma ora i nostri autotrasportatori sono nuovamente nel panico e alle prese con l’annullamento totale dei margini di guadagno”.
“Come era facilmente preventivabile – aggiunge Meloni – amaramente dobbiamo constatare che la speculazione l’ha fatta da padrona anche questa volta. E la situazione appare, agli occhi di tutti, incontrollata e incontrollabile”.
Considerata l’irrefrenabile impennata dei carburanti, l’attenzione di Confartigianato Trasporti Sardegna poi si sposta anche su un ventilato
“eventuale adeguamento” delle tariffe delle navi e degli aerei.
“Stiamo costantemente monitorando il costo dei trasporti navali – continua Meloni – perché dopo l’entrata in vigore della “ETS SURCHARGE”, la tassa europea sull’inquinamento delle navi, vorremmo evitare altre “sorprese tariffarie” che andrebbero a gravare in primis sugli autotrasportatori e, successivamente, su tutti i sardi”.
Confartigianato Sardegna ricorda come l’80% delle merci arrivi nell’Isola via mare.
“La stessa cosa la stiamo facendo con il costo dei voli – aggiunge – memori dalla, purtroppo, famigerata “fuel surcharge” di qualche anno
fa che fece impennare il prezzo dei biglietti aerei, dalla Sardegna verso il Continente e viceversa, sulle spalle dei sardi ma anche, dei
turisti e dei lavoratori”.
“L’Isola è doppiamente penalizzata – sottolinea il presidente di Confartigianato Sardegna – per il costo del carburante e per quello
del trasporto navale. In entrambi i casi, le merci arrivano sulla terraferma gravate del doppio dei costi che si possono trovare in
altre zone d’Italia e d’Europa. Situazione che mette in difficoltà imprese e cittadini che sono senza altre soluzioni”.
A pesare sono numeri, elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, che danno la misura dell’emergenza: un mezzo pesante
percorre mediamente 120 mila chilometri l’anno, con un consumo di circa 36 mila litri di gasolio. Un aumento di 0,25 euro al litro
comporta quindi un aggravio di circa 9 mila euro per camion, che diventano 90 mila euro per una flotta di dieci mezzi. Un impatto
difficilmente sostenibile per un settore la cui marginalità media resta sotto il 3% del fatturato, tanto che in molti casi il solo rincaro del carburante è sufficiente ad azzerare gli utili.
Il calcolo fatto dall’Associazione di Categoria dice che se con il carburante a 1,65 euro per litro i costi operativi gravavano per il
50% sull’operatività del mezzo ora, con il gasolio sopra i 2 euro, l’incidenza supera l’85%.
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