Prezzi, la stangata d’autunno pesa di più sulla Sardegna

Energia, trasporti e beni di consumo spingono i rincari: il conto per le famiglie cresce in tutta Italia, ma l’isola paga un prezzo maggiore a causa dei costi legati all’insularità

carrello della spesa

L’autunno si apre con una nuova ondata di aumenti che coinvolge famiglie e consumatori in diversi settori. Dalla spesa alimentare ai servizi, passando per trasporti, carburanti ed energia, il rialzo dei prezzi continua a incidere sui bilanci domestici, con un impatto particolarmente pesante in Sardegna, dove i costi aggiuntivi legati alla condizione insulare amplificano gli effetti dei rincari.

Secondo le stime del Codacons, la cosiddetta “stangata d’autunno” potrebbe tradursi in una maggiore spesa di circa 633 euro annui per famiglia in Italia. Una situazione già complessa a livello nazionale che, nell’isola, assume dimensioni ancora più rilevanti. Le associazioni di categoria sottolineano infatti come il costo della movimentazione delle merci rappresenti un elemento determinante nell’aumento dei prezzi finali.

Il presidente provinciale di Confesercenti Cagliari, Marco Medda, evidenzia proprio il peso dell’insularità sul sistema economico regionale: in Sardegna le spese di trasporto possono arrivare a essere circa il 20% superiori rispetto alla media nazionale, con conseguenze dirette sui prezzi praticati ai consumatori. Anche Marco Mainas, presidente di Confcommercio Sud Sardegna, conferma che gli incrementi sull’isola risultano spesso più marcati rispetto al resto della Penisola.

A livello nazionale, l’analisi dei dati Istat elaborata dal Sole 24 Ore mostra un quadro caratterizzato da aumenti significativi negli ultimi anni. Dal 2021 il costo del carrello della spesa è cresciuto complessivamente di circa il 30%, trasformando gli acquisti quotidiani in una delle principali voci di pressione sui bilanci familiari.

Alcuni prodotti alimentari hanno registrato variazioni ancora più elevate. Fragole, pomodori, uova, olio extravergine d’oliva, riso, patate e melanzane hanno superato aumenti del 40%, mentre per fragole e caffè tostato gli incrementi hanno oltrepassato la soglia del 50%. Un andamento che rende sempre più evidente il peso dell’inflazione sui beni di uso comune.

Gli aumenti non riguardano però soltanto il settore alimentare. Anche le abitudini quotidiane fuori casa hanno subito rincari importanti. Il prezzo medio di un caffè consumato al bar è aumentato del 21% rispetto a cinque anni fa, mentre una pizza costa mediamente il 24% in più rispetto al 2021. Crescono anche le spese per i servizi: la manutenzione dell’auto affidata al meccanico ha registrato un incremento vicino al 20%, mentre il parrucchiere è aumentato del 14%.

A pesare sull’intero sistema sono soprattutto i costi energetici e quelli legati ai trasporti, due fattori che influenzano la produzione, la distribuzione e la gestione delle attività commerciali. In territori come la Sardegna, dove gran parte delle merci deve affrontare ulteriori costi logistici per raggiungere il mercato locale, l’effetto finale sui prezzi tende quindi a essere più evidente.

La combinazione tra rincari delle materie prime, aumento dei costi di trasporto e maggiore spesa per energia e servizi sta modificando le abitudini dei consumatori, costretti a prestare maggiore attenzione alle uscite quotidiane. L’autunno si presenta così come un periodo caratterizzato da nuove tensioni economiche, con famiglie e imprese chiamate a gestire un livello di spesa più elevato rispetto agli anni precedenti.

Redazione

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