Sotacarbo, inaugurati a Carbonia i nuovi laboratori per idrogeno verde

Alla Grande Miniera di Serbariu nasce un polo di ricerca internazionale grazie al progetto Recover: investiti 12 milioni per tecnologie su idrogeno ed e-fuels

miniera di carbone

Giovedì 18 giugno 2026 sarà inaugurato presso il Centro Ricerche Sotacarbo, all’interno della Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, il nuovo complesso di laboratori dedicato allo sviluppo di idrogeno verde ed e-fuels. L’evento segna la conclusione del progetto Recover, un’iniziativa che punta a trasformare il sito minerario in un polo scientifico di rilevanza internazionale per le tecnologie energetiche avanzate.

Il progetto, finanziato con 12 milioni di euro dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si è classificato terzo tra oltre 270 proposte nell’ambito del bando per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno, risultando inoltre l’unico finanziato tra quelli presentati da enti di ricerca e università sarde.

Attraverso Recover, l’ex ufficio tecnico della Grande Miniera di Serbariu è stato riconvertito in un laboratorio avanzato per lo studio e la sperimentazione di tecnologie legate alla produzione di combustibili rinnovabili. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il ruolo di Sotacarbo come centro di eccellenza nella ricerca energetica, con un focus particolare sulla transizione verso sistemi sostenibili.

Secondo l’amministratore unico Mario Porcu, il progetto ha permesso la realizzazione di una piattaforma integrata capace di unire ricerca sui materiali, sviluppo di processi e sperimentazione su impianti pilota. Il nuovo complesso consente infatti di passare dalla fase di sintesi dei materiali fino alle dimostrazioni operative, creando un sistema di ricerca completo dedicato alle tecnologie energetiche di nuova generazione.

L’intervento si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio industriale del Sulcis. Dopo un’intensa fase produttiva tra gli anni Quaranta e Cinquanta, lo stabilimento minerario fu progressivamente dismesso fino alla chiusura definitiva nel 1971, in seguito alla crisi del carbone Sulcis e alla crescita del polo industriale di Portovesme.

Il progetto Recover nasce proprio dall’idea di coniugare riqualificazione storica e innovazione tecnologica, trasformando un sito archeologico-industriale in un’infrastruttura dedicata alla ricerca sulla decarbonizzazione. In particolare, le attività sono orientate allo sviluppo di soluzioni per i settori “hard-to-abate”, come industria pesante e trasporti, attraverso la produzione di idrogeno verde ed e-fuels.

Il nuovo centro di ricerca comprende cinque laboratori principali: il laboratorio “Idrogeno ed e-fuels”, il laboratorio “Bio-H2”, quello dedicato all’“Accumulo termico”, il laboratorio “Materiali” e il laboratorio di “Chimica generale”. A questi si affianca un sistema tecnologico integrato composto da elettrolizzatore PEM, impianto fotovoltaico, sistemi di stoccaggio dell’idrogeno e celle a combustibile per la riconversione energetica.

Il laboratorio “Idrogeno ed e-fuels” è focalizzato sulla produzione e ottimizzazione dei combustibili rinnovabili, con particolare attenzione all’efficienza dei processi e allo sviluppo di nuovi materiali. Il laboratorio “Bio-H2” studia invece la produzione di idrogeno da biomasse di scarto tramite processi di gassificazione in impianti prototipali.

Un ruolo centrale è affidato anche al laboratorio di accumulo termico, che sviluppa sistemi in grado di immagazzinare energia rinnovabile in forma termica per poi riconvertirla in elettricità. Il laboratorio materiali si concentra invece sulla sintesi e caratterizzazione di componenti avanzati come elettrodi e catalizzatori, mentre quello di chimica generale fornisce supporto analitico alle attività sperimentali.

Con la conclusione del progetto, avvenuta a giugno 2026, sono stati completati il recupero strutturale dell’edificio e l’installazione delle apparecchiature sperimentali. Il risultato finale è un’infrastruttura che integra ricerca scientifica e valorizzazione del patrimonio storico, proponendosi come modello replicabile di riconversione industriale.

Il nuovo centro Sotacarbo si presenta così come un esempio concreto di trasformazione di un sito simbolo della storia mineraria sarda in un hub per l’innovazione, la ricerca applicata e la sostenibilità energetica.

Redazione

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