Speculazione energetica in Sardegna: il grido d’allarme della Nurra

Il Comitato della Nurra contro i 68 nuovi progetti energetici: una lotta per l'autonomia sarda

In Sardegna, il vento di rivolta soffia forte contro ciò che è stato descritto come un’invasione di progetti energetici speculativi. Il Comitato contro la speculazione energetica della Nurra, costituitosi a Sassari, porta la voce delle comunità locali e dell’ambiente, denunciando una situazione critica: 756 richieste di allacci a TERNA per un totale di 55,05GW di potenza, cifra dieci volte maggiore dell’obiettivo di produzione rinnovabile fissato dal governo per il 2030. Un dato, questo, interpretato come chiaro segnale delle intenzioni speculative delle aziende del settore.

La provincia di Sassari, e in particolare il territorio della Nurra, si trova al centro di questa tempesta, con 68 progetti che promettono una produzione di 6,03GW, già oltre la soglia imposta a livello regionale. La maggior parte di queste iniziative si concentra proprio nel comune di Sassari, ma non mancano proposte nei comuni limitrofi, tra cui Porto Torres, Ittiri e Alghero, per citarne alcuni.

Il Comitato sottolinea un aspetto preoccupante: molte di queste società promotrici sono entità create ad hoc, con sedi legali fuori dalla Sardegna, spesso all’estero, dotate di un capitale sociale minimo e senza dipendenti. Questa condizione solleva seri dubbi sulla loro affidabilità e sulle reali intenzioni, temendo che, una volta esaurite le risorse, queste entità possano facilmente scomparire, lasciando dietro di sé solo danni ambientali e costi non previsti per le comunità locali.

Sardegna, terra di energia e speculazione: ad oggi, l’isola ospita vasti campi agri e fotovoltaici che occupano 40.000 ettari, oltre a 2700 aerogeneratori on-shore e 1200 off-shore, testimonianza di un interesse crescente verso le energie rinnovabili, ma anche dei rischi di una gestione non equa e poco trasparente.

Di fronte a questa situazione, il Comitato della Nurra non chiede solo un arresto della “colonizzazione energetica” ma propone un modello alternativo: una transizione ecologica che sia equa, che coinvolga attivamente le comunità locali nei processi decisionali, rispettosa delle peculiarità economiche, culturali e paesaggistiche della Sardegna. La visione è quella di un futuro energetico basato su comunità rinnovabili e autoconsumo collettivo, lontano dall’arroganza e dalla ricerca di profitto che caratterizzano il modello attuale.

Redazione

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