L’estate 2026 nelle campagne del Campidano si apre con un paradosso che sta generando forte preoccupazione tra gli agricoltori: l’acqua è presente negli invasi regionali, ma non arriva ai campi. Una situazione che sta rallentando l’avvio della stagione irrigua proprio nel momento in cui le colture avrebbero maggiore bisogno della risorsa.
Secondo Coldiretti Cagliari, la disponibilità idrica accumulata grazie alle piogge registrate tra inverno e primavera sarebbe sufficiente a garantire una stagione regolare. Tuttavia, diversi comprensori irrigui risultano ancora parzialmente operativi a causa di lavori di manutenzione sul sistema di adduzione, che stanno limitando la distribuzione dell’acqua alle aziende agricole.
L’organizzazione agricola parla di una situazione critica per la programmazione produttiva. Molte aziende avevano pianificato semine e investimenti contando sulla piena disponibilità delle risorse idriche, ma si trovano ora a dover affrontare restrizioni proprio nelle settimane più delicate per lo sviluppo delle colture.
Il presidente di Coldiretti Cagliari, Giorgio Demurtas, ha sottolineato come le imprese agricole avessero impostato la stagione sulla base delle indicazioni ricevute e delle buone condizioni degli invasi. La combinazione tra temperature in aumento e irrigazione ridotta rischia ora di compromettere investimenti e redditività, dopo anni già segnati da forti difficoltà.
La richiesta principale è chiara: accelerare la conclusione dei lavori in corso e ripristinare quanto prima la piena capacità di distribuzione dell’acqua. Secondo Demurtas, il settore agricolo non può continuare a subire emergenze ricorrenti che, pur con cause diverse, producono lo stesso effetto: mettere in difficoltà chi lavora la terra.
Le conseguenze della mancata irrigazione sono già evidenti su diverse colture. In particolare, preoccupano le produzioni orticole e il carciofo, già colpito da una stagione precedente segnata da eccessi climatici. A rischio anche frutteti e altre coltivazioni strategiche per l’economia agricola e l’approvvigionamento alimentare regionale.
Sul tema è intervenuto anche il direttore di Coldiretti Cagliari, Giuseppe Casu, che ha richiamato la necessità di una strategia strutturale sulla gestione dell’acqua in Sardegna. Da un lato, secondo l’organizzazione, serve accelerare la realizzazione di infrastrutture capaci di trattenere e conservare la risorsa nei periodi di abbondanza; dall’altro è fondamentale una gestione più coordinata delle reti esistenti.
Il problema, infatti, non riguarda la disponibilità complessiva della risorsa, ma la sua effettiva distribuzione. Nonostante gli invasi siano pieni, il sistema di adduzione non consente una fornitura regolare alle campagne, generando una situazione definita “a singhiozzo”.
Il confronto con le stagioni precedenti evidenzia la ricorrenza delle criticità. Nel 2024 le restrizioni avevano causato la perdita di migliaia di ettari coltivati, mentre nel 2025 la siccità aveva ritardato l’avvio dell’irrigazione. Nel 2026, invece, il problema nasce paradossalmente dalla presenza dell’acqua non utilizzabile per motivi tecnici.
La situazione ha inoltre attirato l’attenzione del Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale, che ha segnalato le difficoltà operative chiedendo chiarimenti e interventi urgenti per il ripristino della piena funzionalità del sistema.
Per Coldiretti Cagliari, il punto centrale resta la programmazione. Le manutenzioni sono considerate necessarie, ma dovrebbero essere pianificate tenendo conto dei cicli produttivi agricoli, evitando di coincidere con i momenti di massimo fabbisogno idrico.
L’organizzazione agricola chiede quindi l’apertura di un tavolo permanente tra Regione, enti gestori, Consorzi di bonifica e rappresentanze del settore. L’obiettivo è coordinare interventi e investimenti infrastrutturali in modo da evitare che situazioni analoghe si ripetano in futuro.
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