Lo scontro politico sui trasferimenti dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis nel carcere di Uta si arricchisce di un nuovo intervento.
A prendere posizione è il Movimento 5 Stelle Sardegna, che attacca il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, contestando le dichiarazioni espresse nei mesi scorsi e la successiva difesa della scelta del Governo.
L’accusa del Movimento 5 Stelle
Secondo il M5S, lo scorso marzo Deidda avrebbe respinto le preoccupazioni sollevate dalla presidente della Regione Alessandra Todde sulla destinazione in Sardegna di detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza.
Il deputato di Fratelli d’Italia, ricorda il Movimento, aveva definito la questione un “teatrino della Sardegna servitù penitenziaria”, accusando la Giunta regionale di alimentare una campagna di disinformazione e procurato allarme.
Sempre secondo il M5S, Deidda avrebbe inoltre assicurato che nessun boss mafioso sarebbe arrivato sull’Isola.
La contestazione dopo gli arrivi a Uta
Il Movimento 5 Stelle sostiene che l’arrivo dei detenuti a Uta abbia smentito quelle dichiarazioni.
“Quindi, a marzo il problema non esisteva, chi lo denunciava faceva disinformazione e nessun boss sarebbe arrivato sull’isola. Oggi, che i boss sono arrivati davvero, la colpa sarebbe dei governi precedenti”, afferma il M5S Sardegna.
Secondo il Movimento, il cambio di posizione sarebbe evidente: dalle rassicurazioni iniziali si sarebbe passati alla spiegazione secondo cui il reparto sarebbe un’opera ereditata dai precedenti governi.
Il confronto sulle responsabilità politiche
La polemica riguarda soprattutto la responsabilità della scelta e la gestione della comunicazione.
Il M5S sostiene che il Governo Meloni abbia deciso e attuato i trasferimenti e accusa il ministro della Giustizia Carlo Nordio di aver scelto di destinare alla Sardegna una parte del circuito del 41 bis.
“Il centrodestra ha voluto penalizzare l’isola”, sostiene il Movimento, che parla di una decisione presa senza un adeguato confronto con il territorio.
La posizione del centrodestra
Deidda aveva invece difeso la scelta del Governo, sostenendo che il reparto 41 bis di Uta fosse una struttura già realizzata negli anni precedenti e successivamente attivata.
Secondo il deputato di Fratelli d’Italia, l’attuale esecutivo avrebbe completato un percorso già avviato, evitando che un investimento pubblico rimanesse inutilizzato.
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