La Sardegna prova a rilanciare la produzione di grano con una proposta di legge che punta su qualità, identità locale e sostegno agli agricoltori. Il progetto, presentato dal gruppo Sinistra Futura, introduce il marchio “Grano Sardo” per valorizzare i prodotti coltivati nell’isola e renderli riconoscibili sul mercato.
Negli ultimi vent’anni il settore ha subito un forte calo: le superfici coltivate sono passate da oltre 90.000 a circa 20.000 ettari, con effetti negativi sull’economia agricola e sullo spopolamento delle aree interne. La nuova legge vuole invertire questa tendenza, offrendo strumenti concreti per rendere il comparto più competitivo.
Il marchio servirà a distinguere il grano locale da quello industriale, mentre sono previsti incentivi economici per chi coltiva varietà autoctone e per la tutela della biodiversità. L’obiettivo è creare una filiera completa, dalla produzione alla trasformazione, tutta legata al territorio.
La proposta ha anche un valore strategico: recuperare i grani storici significa rafforzare l’autonomia produttiva e ridurre la dipendenza dalle grandi aziende del settore.
In prospettiva, il progetto mira a permettere ai consumatori di scegliere pane e pasta realizzati interamente con grano sardo, garantendo trasparenza e un prezzo più equo per i produttori.
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