Il caso dell’omicidio di Cinzia Pinna torna al centro dell’attenzione investigativa con un nuovo sopralluogo nella villa di Conca Entosa, tra Palau e Arzachena, teatro del delitto avvenuto tra l’11 e il 12 settembre 2026. La difesa di Emanuele Ragnedda, imprenditore e reo confesso dell’uccisione della 33enne di Castelsardo, ha deciso di affidarsi a due professionisti noti a livello nazionale: il medico legale Ernesto D’Aloja e il criminologo e perito balistico Dario Radaelli, già coinvolti in inchieste mediatiche come quelle di Garlasco e Yara Gambirasio.
L’obiettivo dei nuovi accertamenti sarà approfondire alcuni aspetti ancora controversi della dinamica dell’omicidio, in particolare la traiettoria dei colpi esplosi all’interno dell’abitazione. Gli esami verranno eseguiti con il massimo riserbo e potrebbero incidere in maniera significativa sull’evoluzione dell’inchiesta, che sembrava ormai vicina alla chiusura dopo il deposito delle relazioni tecniche del Ris di Cagliari.
Secondo la versione fornita da Ragnedda, quella notte sarebbe nata una colluttazione durante la quale Cinzia Pinna avrebbe tentato di aggredirlo con un coltello. L’uomo sostiene di aver reagito sparando tre colpi al volto della donna per difendersi. Una ricostruzione che però contrasta con gli esiti degli accertamenti balistici eseguiti dai carabinieri del Ris.
Gli specialisti dell’Arma avrebbero infatti rilevato che la vittima si trovava seduta sul divano dell’abitazione nel momento in cui venne colpita. Inoltre, le traiettorie dei proiettili sarebbero risultate compatibili con spari effettuati dall’alto verso il basso, elemento che escluderebbe una situazione di scontro fisico frontale come raccontato dall’indagato. Proprio il divano presente nella casa, e che secondo alcune testimonianze Ragnedda avrebbe voluto eliminare dopo il delitto, rappresenta uno dei punti centrali delle verifiche investigative.
Il nuovo sopralluogo disposto dalla difesa riapre quindi interrogativi sul movente dell’omicidio, che a oggi non appare ancora completamente chiarito. Gli investigatori continuano ad analizzare ogni dettaglio per comprendere cosa sia realmente accaduto nella tenuta gallurese e se la versione fornita dall’imprenditore possa trovare riscontri concreti.
Il delitto di Cinzia Pinna si inserisce inoltre in un quadro più ampio legato al fenomeno dei femminicidi in Sardegna, regione che negli ultimi anni ha registrato dati particolarmente elevati rispetto alla media nazionale. Dopo una lieve flessione nel biennio 2019-2020, il numero delle donne uccise nell’Isola è tornato a crescere. Nel 2024 le vittime sono state otto, molte delle quali assassinate all’interno di relazioni sentimentali o familiari.
Un fenomeno che ha spinto anche le istituzioni regionali a rafforzare gli strumenti di prevenzione e sostegno, con investimenti nei centri antiviolenza e l’apertura di nuove strutture territoriali come il Centro antiviolenza di Tempio. Nonostante questo, la violenza contro le donne continua a rappresentare una delle emergenze sociali più rilevanti del territorio.
A livello nazionale, i dati più recenti mostrano invece una diminuzione complessiva degli omicidi di donne, scesi per la prima volta sotto i cento casi annui. Rimane però ancora alto il numero dei femminicidi maturati all’interno di relazioni affettive: nel 2025 oltre sessanta donne sono state uccise da partner o ex partner, mentre i dati preliminari del 2026 indicano un calo meno marcato proprio in questa categoria di delitti.
Numeri che confermano come il femminicidio resti un fenomeno strettamente collegato a dinamiche culturali e relazionali, più che alla criminalità comune, e che continua a richiedere attenzione sul piano sociale, educativo e giudiziario.
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