Si è conclusa con una decisione favorevole al lavoratore una delle più lunghe controversie di lavoro che hanno coinvolto l’Aspo, l’azienda di trasporto pubblico partecipata dal Comune di Olbia. Dopo circa dieci anni di procedimenti giudiziari, sanzioni disciplinari e due licenziamenti, un autista dell’azienda ha ottenuto il reintegro sul posto di lavoro grazie alla sentenza della Corte d’Appello di Sassari, che ha ribaltato il precedente pronunciamento del giudice del lavoro di Tempio Pausania.
La vicenda nasce da una serie di contestazioni mosse dall’azienda nei confronti del dipendente, accusato di ritardi nello svolgimento del servizio e di non aver rispettato i tempi previsti lungo una tratta urbana affidatagli. Le presunte irregolarità avevano portato all’apertura di procedimenti disciplinari e, successivamente, a provvedimenti di licenziamento che il lavoratore aveva deciso di impugnare in sede giudiziaria.
Al centro della controversia vi erano le modalità con cui venivano valutate le prestazioni dell’autista e il rispetto dei tempi di percorrenza stabiliti dall’azienda per il servizio urbano. Secondo la difesa del dipendente, rappresentata dagli avvocati Aurora Masu e Mauro Muzzu, gli orari richiesti sarebbero stati particolarmente difficili da rispettare nelle condizioni operative quotidiane.
Nel corso del procedimento, i legali hanno sostenuto che i tempi assegnati per completare il percorso fossero estremamente rigidi e che il lavoratore si trovasse nella condizione di dover affrontare notevoli difficoltà per rispettare la tabella di marcia prevista.
Un altro aspetto rilevante della vicenda riguarda l’utilizzo dei sistemi di geolocalizzazione installati sui mezzi aziendali. La difesa ha evidenziato come i dispositivi GPS possano essere impiegati per esigenze organizzative e per la tutela del patrimonio aziendale, ma ha contestato l’eventuale utilizzo dei dati raccolti ai fini dell’avvio di procedimenti disciplinari nei confronti del personale.
Gli avvocati del lavoratore hanno inoltre richiamato il tema del controllo dell’attività lavorativa, sostenendo che vi fosse stata una raccolta costante di informazioni relative al dipendente durante l’esecuzione del servizio. Aspo, dal canto suo, ha sempre respinto ogni addebito relativo a possibili violazioni delle norme sulla privacy e sulla tutela dei lavoratori.
Nella sentenza che ha portato al reintegro, non emergono infatti specifiche contestazioni nei confronti dell’azienda pubblica in materia di trattamento dei dati personali o di violazione delle disposizioni sulla privacy.
La decisione della Corte d’Appello ha comunque modificato l’esito del precedente giudizio, riconoscendo le ragioni del lavoratore e disponendone il ritorno in servizio. Il dipendente dovrà essere reinserito nell’organico aziendale nelle medesime mansioni e nello stesso luogo di lavoro, come stabilito dal provvedimento dei giudici sassaresi.
La conclusione della vicenda chiude una lunga fase di contenzioso che si è protratta per circa un decennio, coinvolgendo più gradi di giudizio e diverse questioni legate all’organizzazione del lavoro, alle contestazioni disciplinari e all’utilizzo delle tecnologie di controllo sui mezzi pubblici.
Il caso rappresenta uno dei contenziosi più complessi affrontati negli ultimi anni nel settore del trasporto pubblico locale in Sardegna, con una decisione che riporta il lavoratore al proprio posto dopo una lunga battaglia giudiziaria.
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