Da oltre trent’anni, le acque tossiche che scorrono dal complesso minerario dismesso di Casargiu, situato tra Montevecchio e Ingurtosu, verso il mare di Piscinas, riaccendono periodicamente i riflettori su una problematica ambientale di lunga data. Questo fenomeno, evidenziato recentemente da un video diventato virale sui social media, testimonia l’indignazione collettiva nei confronti di uno scempio che si verifica con una cadenza quasi annuale, spesso innescato da piogge abbondanti o necessità manutentive.
La problematica ha origine nel 1992, con la chiusura delle miniere di Montevecchio, e da allora ha visto un alternarsi di iniziative mancate e soluzioni fallimentari. Nonostante le numerose segnalazioni e le critiche mosse nel corso degli anni, nessuna azione concreta è stata intrapresa per risolvere definitivamente il rilascio di acqua contaminata da sostanze nocive come ferro, cadmio, piombo, zinco e arsenico nel rio Irvi e successivamente nel rio Piscinas.
Il tentativo di intervento più significativo risale al 2006, quando fu realizzato un depuratore finanziato con 574 mila euro. Tuttavia, l’impianto si rivelò insufficiente e inadeguato rispetto alle reali necessità, trasformandosi in un fallimento costoso e inefficace. Ulteriori sforzi, inclusa una collaborazione con la società olandese Paques per il trattamento dei solfati, non hanno portato ai risultati sperati, lasciando il problema irrisolto.
Di fronte all’ultima emergenza, la Guardia Costiera e l’Arpas hanno programmato nuovi prelievi per valutare l’attuale livello di inquinamento, segnale di un’attenzione rinnovata ma anche della persistente difficoltà nel trovare una soluzione definitiva.
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