Cagliari, lunghe liste d’attesa per le visite specialistiche. Anche nei centri accreditati

Spazi liberi solo nel 2024. E la situazione non migliorerà a breve

ospedale

Le liste d’attesa per le visite specialistiche a Cagliari e provincia stanno crescendo a un ritmo preoccupante, creando un’odissea per chi cerca cure mediche. Queste liste, sebbene offrano la possibilità di effettuare visite pagando solo il ticket, sono diventate lunghe e la situazione non sembra migliorare a breve termine.

Molte delle strutture sanitarie autorizzate a erogare servizi sono oberate dalla crescente domanda di assistenza, costringendo i pazienti ad affrontare attese estenuanti prima di poter accedere alle cure necessarie. Le liste sono affollate fino al 2024, con tempi di attesa che si protraggono per mesi e addirittura per un anno.

L’Asl fornisce elenchi di attesa, indicando i giorni necessari per ottenere le prime disponibilità. La maggior parte delle voci su questi elenchi supera i cento giorni, raggiungendo picchi di 200 o addirittura 353 giorni. La ragione principale di questa situazione è la saturazione delle strutture ospedaliere, che ha spinto la maggior parte dei pazienti a cercare assistenza presso centri medici accreditati. Tuttavia, queste strutture, essendo generalmente più piccole, non sono riuscite a far fronte all’ingente afflusso di pazienti.

La lunga attesa riguarda numerosi settori, inclusi esami radiologici, visite specialistiche, ecografie e mammografie. Alcuni pazienti devono attendere tra i cinque e i sei mesi per ottenere una visita. Anche le radiografie richiedono un tempo d’attesa significativo, con pazienti che devono aspettare fino a 127 giorni per una visita completa al collo. Altri esami molto richiesti, come l’ecocolordopplergrafia cardiaca, presentano tempi d’attesa che superano i 300 giorni.

L’unico ricorso per evitare queste lunghe attese rimane l’accesso a studi medici privati, ma questa opzione non è alla portata di tutti. Pochissime voci indicano attese comprese tra uno e dieci giorni, come nel caso di alcune Tac, ma non sono sufficienti a risolvere il problema.

Redazione

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