È stato condannato a sei anni e otto mesi di reclusione per violenza sessuale il dj e organizzatore di eventi Massimiliano Coviello, noto nell’ambiente cagliaritano come Max. Il verdetto è stato pronunciato dal giudice del Tribunale di Cagliari, Luca Melis, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, che prevede uno sconto di pena in caso di condanna.
La vicenda è emersa in seguito a una inchiesta condotta dalla Procura di Cagliari, che ha visto il pubblico ministero Marco Cocco chiedere il rinvio a giudizio per Coviello. Le indagini si sono concentrate su quattro ragazze molto giovani, indicate come parti offese dall’accusa. Solo una di loro ha scelto di costituirsi parte civile, assistita dall’avvocata Patrizia Orrù.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe approfittato della propria posizione nel mondo dello spettacolo locale per ottenere prestazioni sessuali da ragazze che aspiravano a una carriera nella moda o nella musica. Le promesse di visibilità, serate da protagonista e opportunità nel settore sarebbero state strumentalizzate per ottenere rapporti sessuali in modo indiretto e ingannevole, configurando così – per l’accusa – un reato di violenza sessuale.
Il giudice ha accolto la tesi accusatoria disponendo la condanna, pur con rito abbreviato. Le motivazioni della sentenza saranno rese note nei prossimi giorni, ma la pena inflitta riflette la gravità dei fatti contestati e la vulnerabilità delle vittime coinvolte. Il caso ha avuto un forte impatto mediatico in città, non solo per la notorietà dell’imputato, ma anche per la delicatezza del contesto in cui si sono svolti i presunti abusi.
Il processo non ha visto l’audizione pubblica delle testimonianze, trattandosi di rito abbreviato, ma l’inchiesta aveva raccolto già in fase preliminare testimonianze ritenute attendibili dagli inquirenti, oltre a messaggi e comunicazioni private utilizzate come elementi probatori.
L’avvocata della parte civile ha dichiarato che si tratta di «una sentenza importante che restituisce almeno parzialmente dignità alla giovane coinvolta, vittima di un abuso in un contesto in cui le promesse si trasformano in trappole».
Al momento, non si conosce l’intenzione della difesa di ricorrere in appello. Coviello, che ha sempre negato ogni responsabilità, potrà impugnare la sentenza una volta depositate le motivazioni.
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