Graziano Mesina, uno dei volti più noti e controversi del banditismo sardo, è morto all’età di 83 anni a Milano, dopo una lunga battaglia contro una grave malattia oncologica. L’ex latitante era stato trasferito recentemente dal carcere di Opera al reparto detenuti dell’ospedale San Paolo, dove era stato ammesso ai domiciliari a causa delle sue condizioni di salute gravissime.
Affetto da una patologia oncologica ormai terminale, la sua situazione era divenuta irreversibile. Mesina, che non era più in grado di muoversi a causa della malattia, era stato giudicato non trasportabile e costretto a letto. La sua condizione ha portato il Tribunale di Sorveglianza di Milano ad accogliere l’istanza di differimento pena presentata dalle sue avvocate, Beatrice Goddi e Maria Luisa Vernier, in base alla documentazione medica che attestava l’incurabilità della sua malattia.
Nato a Orgosolo il 4 aprile 1942, Graziano Mesina divenne, negli anni Sessanta e Settanta, uno dei principali protagonisti della cronaca nera italiana, con la sua figura legata al banditismo della Sardegna più aspra e ribelle. La sua vita, caratterizzata da clamorose evasioni, latitanze e numerosi arresti, ha segnato un lungo periodo della storia giudiziaria del paese, segnato da conflitti con le forze dell’ordine e la giustizia. Nonostante la sua fama di “primula rossa”, Mesina ha sempre mantenuto un’aura di leggenda tra coloro che vedevano nel suo comportamento una sorta di resistenza contro le istituzioni.
La sua morte segna la fine di un’era di storie legate al banditismo sardo, un fenomeno che ha segnato profondamente la Sardegna del dopoguerra, anche se Mesina, con il suo stile di vita e le sue azioni, ha continuato a far parlare di sé ben oltre la sua latitanza.
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