Nel carcere “Ettore Scalas” di Uta si è vissuta una giornata di altissima tensione, segnata da due episodi distinti ma ravvicinati, che hanno messo a dura prova il personale di polizia penitenziaria. Un detenuto ha colpito un agente e, poco dopo, un altro detenuto ha appiccato un incendio nella propria cella.
L’aggressione ha causato ferite serie all’agente, che ha riportato lesioni al volto e alla bocca, rendendo necessario il trasferimento in ospedale per la sutura delle ferite. Nello stesso arco di tempo, in un altro reparto della struttura, si è sviluppato un incendio innescato da un secondo detenuto. Le fiamme hanno rappresentato un pericolo concreto per l’incolumità degli altri reclusi e del personale, che è dovuto intervenire con tempestività per domare il rogo ed evitare conseguenze peggiori.
Le emergenze gestite in parallelo dal personale penitenziario hanno evidenziato ancora una volta il livello di stress e pressione a cui sono sottoposti gli agenti. Oltre alle aggressioni fisiche, che rappresentano un rischio quotidiano, anche gli episodi legati a disturbi psichiatrici e azioni violente dei detenuti contribuiscono ad alimentare un clima di costante instabilità e pericolo.
Il sindacato UIL PA Polizia Penitenziaria ha rilanciato l’allarme su una situazione ritenuta ormai insostenibile, chiedendo interventi strutturali urgenti. La gestione dei detenuti con patologie mentali all’interno del circuito penitenziario, in assenza di un supporto adeguato e di personale specializzato, è uno dei nodi principali di una crisi più ampia. Ogni aggressione comporta, inoltre, la necessità di ulteriori risorse per la sorveglianza ospedaliera, aggravando la già difficile situazione di sotto-organico.
La carenza di personale non consente una copertura efficace di tutte le sezioni e rende complicata anche la gestione delle emergenze, che possono verificarsi in modo simultaneo come nel caso di ieri.
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