La rassegna cinematografica Nosu e Is Atrus, dedicata a Cagliari e al suo rapporto con la Sardegna e il mondo, chiude la sua quinta edizione con un appuntamento che celebra “Il mare dei Sardi”, tema simbolico e universale che attraversa la storia, la cultura e l’immaginario dell’isola. L’evento, curato dalla direzione artistica di Paolo Carboni e dal coordinamento di Antonello Zanda, propone due opere che indagano il mare come spazio di memoria, sogno e identità collettiva. Appuntamento il 4 novembre al Teatro Adriano di Via Sassari, dalle ore 19.
La proiezione sarà presentata da Antonello Zanda, con la partecipazione dei registi e degli ospiti Antonio Maciocco e Alessandro Pisu di MyCulture, in un incontro che si preannuncia come un viaggio visivo e poetico nel cuore della Sardegna.
“Ursus”: la forza del gesto antico
Il primo film in programma, “Ursus” di Antonio Maciocco (2024, 20 minuti), è un ritratto intimo e potente di Salvatore Solinas, pescatore di Alghero conosciuto come “Ursus”. Fin da giovane, Tore ha coltivato la passione per il lancio del rezzaglio, un’antica tecnica di pesca ormai in via di estinzione.
Nel film, il mare di Maria Pia diventa una scenografia naturale dove il protagonista, con i piedi piantati nell’acqua e lo sguardo rivolto all’orizzonte, evoca la connessione primordiale tra uomo e mare, tra tradizione e resistenza. Ursus appare come una figura sospesa nel tempo, simbolo di una cultura che si tramanda attraverso il gesto e la memoria.
“Némos andando per mare”: un’Odissea sarda
Segue la proiezione di “Némos andando per mare” di Marco Antonio Pani (2025, 110 minuti), un lungometraggio che rilegge il mito di Ulisse in chiave sarda. Ambientato nella Sardegna di oggi, il film parte da una gara di improvvisazione poetica: un pastore si addormenta e, nel sogno, diventa egli stesso un eroe omerico.
Attraverso il viaggio onirico del protagonista, la pellicola riflette sulle paure, i desideri e la solitudine dell’uomo contemporaneo, costretto a confrontarsi con un mondo in mutamento e con l’avanzare dell’età.
Girato interamente in lingua sarda e interpretato da attori non professionisti, il film costruisce una narrazione sospesa tra mito e realtà, dove l’isola stessa diventa personaggio e metafora: un luogo al centro del Mediterraneo, vicino a tutti ma estraneo a ciascuno, antico e moderno allo stesso tempo.
Il mare come confine e ritorno
Con “Il mare dei Sardi”, Nosu e Is Atrus si conferma come un osservatorio privilegiato della cinematografia isolana, capace di dare voce a storie radicate nella terra ma aperte al mondo. Il mare, da elemento geografico, diventa spazio simbolico di passaggio e trasformazione, luogo in cui la Sardegna si specchia, ritrovando la propria identità e, al contempo, aprendosi all’altrove.
La rassegna, giunta alla sua quinta edizione, ha consolidato un percorso di riflessione sul cinema come linguaggio della memoria, sulla capacità delle immagini di custodire e rinnovare il racconto di una comunità.
Con questo ultimo appuntamento del 2025, Nosu e Is Atrus invita a guardare oltre la superficie del mare, dove si nascondono le storie, i suoni e i silenzi dei sardi, sospesi tra passato e futuro.
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