In un contesto politico in cui la lotta per la parità di genere continua a incontrare ostacoli, la Sardegna scrive una pagina importante della sua storia. Con l’elezione di Alessandra Todde come governatrice, l’isola vede la sua prima donna al vertice dopo settantasei anni di autonomia regionale. Un evento significativo, che arriva tuttavia in un panorama ancora segnato da una forte disparità di genere nelle istituzioni.
Solo il 15% di donne in Consiglio, un dato che interpella
Nonostante la legge sulla preferenza di genere, il nuovo Consiglio regionale sardo vede la presenza di sole nove donne su sessanta componenti, un magro 15% che poco si discosta dai risultati di cinque anni fa. Questi numeri posizionano la Sardegna al quindicesimo posto tra le regioni italiane per rappresentanza femminile, lontana dai primi posti occupati da Molise, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio.
Una lunga attesa per la parità
L’elezione di Todde è un passo avanti significativo, ma la strada verso la parità di genere in politica appare ancora lunga. La Sardegna ha dovuto attendere 76 anni per vedere una donna al vertice della Regione e, dal 1948, solo 78 donne sono state elette nel Consiglio regionale contro più di 700 uomini. Una disparità che si estende anche al Parlamento e alle giunte regionali, nonostante gli sforzi normativi per garantire una maggiore inclusione femminile.
La situazione nel Parlamento e nelle giunte
Anche a livello nazionale, la rappresentanza femminile sarda in Parlamento si attesta su una percentuale del 33%, con sei donne su diciotto tra deputati e senatori. La situazione nelle giunte regionali mostra segni di miglioramento, con l’obbligo di assicurare la presenza di almeno il 40% di donne, un traguardo lontano per le prime giunte regionali.
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