La riforma sanitaria in Sardegna è formalmente in vigore, i nuovi commissari sono stati nominati, ma l’operatività delle aziende sanitarie regionali è tutt’altro che avviata. A ostacolare il cambiamento promesso, una grave lacuna gestionale: la mancanza dei direttori sanitari e amministrativi, figure chiave per il funzionamento quotidiano delle Asl.
La presidente della Regione, Alessandra Todde, insieme all’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi, ha puntato con decisione sul rinnovamento dei vertici, rimuovendo i direttori generali che non avevano raggiunto gli obiettivi attesi. L’obiettivo era chiaro: un cambio di passo netto, un nuovo corso per una sanità regionale in affanno, tra liste d’attesa interminabili e carenze strutturali.
Ma i nuovi commissari, pur già formalmente insediati, si trovano ora a guidare aziende prive di una squadra dirigenziale completa. I direttori sanitari e amministrativi, strumentali per la gestione delle risorse, la pianificazione dei servizi e il coordinamento clinico, non sono stati ancora nominati. Nel frattempo, restano in carica i funzionari precedenti, spesso legati alle scelte gestionali dei direttori generali usciti di scena.
Una situazione che rischia di creare una pericolosa paralisi organizzativa. I nuovi manager non possono contare su dirigenti di fiducia, e in molti casi si trovano costretti a operare con una struttura che risponde ancora a logiche passate, in contrasto con la discontinuità richiesta dalla Giunta regionale. Il risultato è un sistema in attesa di istruzioni, senza direzione operativa univoca, con evidenti rischi di conflitti, lentezze e inefficienze.
Nel frattempo, i cittadini continuano a fare i conti con i disservizi cronici del sistema sanitario pubblico: prenotazioni impossibili, esami diagnostici rimandati di anni e ospedali sotto organico. La promessa di una sanità rinnovata e più efficiente rimane per ora sulla carta, mentre la macchina amministrativa arranca in attesa che la squadra dirigenziale venga completata.
Servono nomine rapide e competenti, denunciano sindacati e osservatori del settore, perché senza una struttura solida e coerente, nessuna riforma può produrre i risultati attesi. Il rischio concreto è che i nuovi commissari, pur nominati per segnare una svolta, siano bloccati da un apparato ancora in ostaggio del passato.
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