Lanusei, in Tribunale va in scena il processo al lupo di Cappuccetto Rosso

Gli alunni delle scuole elementari protagonisti di un’iniziativa dedicata alla legalità nell’aula penale del palazzo di giustizia

tribunale

Un’aula di tribunale trasformata per una mattina nel palcoscenico di una celebre favola. A Lanusei è stato inscenato il processo al lupo cattivo di Cappuccetto Rosso, protagonista di un’originale iniziativa educativa dedicata al tema della legalità e rivolta agli alunni delle scuole elementari.

La simulazione si è svolta nell’aula delle udienze penali del Tribunale di Lanusei, dove il celebre antagonista della fiaba dei fratelli Grimm è stato chiamato a rispondere di una lunga serie di reati: violazione di domicilio, sequestro di persona mediante ingestione integrale della vittima, lesioni personali gravissime e sostituzione di persona.

Al termine del dibattimento, il “lupo cattivo” è stato ritenuto penalmente responsabile e condannato a sei anni di reclusione. Parti offese nel procedimento simulato erano Cappuccetto Rosso e la nonna, coinvolte nella ricostruzione dei fatti davanti al collegio giudicante.

L’iniziativa è stata promossa nell’ambito di un progetto sulla legalità organizzato dalle scuole elementari in collaborazione con il presidente del Tribunale di Lanusei, Nicola Caschili. A supportare l’attività anche i magistrati Davide Quartu, Carlo Augusto Durante e Andrea Rambelli, che hanno guidato i bambini nella scoperta del funzionamento della giustizia e delle dinamiche processuali.

Grande il coinvolgimento degli studenti, che hanno partecipato attivamente ricoprendo i diversi ruoli previsti durante il processo. Tre alunni, indossando la toga, hanno composto il collegio giudicante, mentre altri bambini hanno interpretato i pubblici ministeri e gli avvocati della difesa.

All’iniziativa hanno preso parte anche circa quaranta alunni accompagnati dagli insegnanti e alcuni rappresentanti del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, tra cui Vito Cofano, Maurizio Mereu, Marzia Graziano, Marzia Falchi e Anna Sotgia.

L’obiettivo dell’attività era avvicinare i più piccoli al tema della legalità attraverso un’esperienza pratica e coinvolgente, utilizzando il linguaggio della favola per spiegare il funzionamento della giustizia, il ruolo dei magistrati e il valore delle regole nella convivenza civile.

La simulazione processuale ha trasformato una delle storie più conosciute della letteratura per l’infanzia in uno strumento educativo capace di unire apprendimento, partecipazione e divertimento, permettendo ai bambini di vivere in prima persona un’esperienza formativa all’interno del palazzo di giustizia.

Redazione

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