Momenti di forte tensione ieri sera al pronto soccorso del Santissima Annunziata di Sassari, dove un detenuto del carcere di Bancali ha provocato il panico tra il personale e le persone presenti. L’uomo, un 47enne italiano, si trovava nella struttura sanitaria dopo aver ingerito due lamette e avrebbe iniziato a protestare intorno alle 22, chiedendo di essere visitato immediatamente.
La situazione è rapidamente degenerata. Il detenuto avrebbe spezzato un’asta portaflebo, utilizzandola come una sorta di arma e minacciando gli agenti della polizia penitenziaria che lo accompagnavano.
L’aggressione agli agenti
Il personale penitenziario è intervenuto per cercare di riportare la situazione sotto controllo. Secondo la ricostruzione fornita dal sindacato Sappe, il 47enne avrebbe successivamente afferrato una pompa infusionale e lanciato l’apparecchio contro gli agenti che lo stavano scortando.
A quel punto sono intervenuti i tre poliziotti penitenziari presenti. Durante il tentativo di bloccarlo, l’uomo avrebbe cercato anche di sfilare il cinturone con l’arma a uno degli agenti.
Il tentativo non è però riuscito. Gli operatori sono riusciti a immobilizzare il detenuto e ad ammanettarlo, ponendo fine alla situazione di pericolo.
L’episodio è stato reso noto dal Sappe, che ha espresso apprezzamento per l’intervento degli agenti e ha contemporaneamente riaperto il tema della sicurezza dei detenuti sottoposti a cure negli ospedali.
Il problema degli accessi al pronto soccorso
Luca Fais, segretario regionale del Sappe, e Antonio Cannas, delegato nazionale, hanno sottolineato la necessità di rivedere le modalità con cui i detenuti vengono accompagnati nelle strutture sanitarie.
Secondo i rappresentanti sindacali, l’accesso alle aree comuni dei pronto soccorso dovrebbe essere limitato alle situazioni in cui sia realmente indispensabile dal punto di vista sanitario.
La richiesta è quella di predisporre spazi dedicati e adeguatamente protetti, così da ridurre i rischi legati alla presenza di detenuti sottoposti a visita o trattamento all’interno degli stessi ambienti frequentati dagli altri pazienti.
La richiesta di spazi protetti
Il Sappe evidenzia come una soluzione di questo tipo potrebbe tutelare non soltanto gli agenti della polizia penitenziaria, ma anche gli operatori sanitari e i cittadini presenti negli ospedali.
L’obiettivo indicato dal sindacato è creare condizioni di lavoro più sicure e prevenire episodi che, in circostanze diverse, potrebbero avere conseguenze ancora più gravi.
La vicenda del Santissima Annunziata riporta quindi l’attenzione sulla gestione sanitaria delle persone detenute e sulle difficoltà legate alla necessità di garantire contemporaneamente il diritto alle cure e la sicurezza all’interno delle strutture ospedaliere.
Per il sindacato, la presenza di spazi specificamente attrezzati e protetti rappresenterebbe uno strumento per evitare che situazioni di tensione possano coinvolgere personale sanitario, agenti, pazienti e familiari.
Seguici su
Aggiungi sardegnatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.